Il tribunale di Rimini ha condannato ieri l’attrice Serena Grandi a due anni e due mesi di reclusione. L’imputata, che non era presente in aula per il verdetto, doveva rispondere di bancarotta fraudolenta, una contestazione legata al fallimento del ristorante “La Locanda di Miranda”.

Secondo il pubblico ministero Luca Bertuzzi, la donna avrebbe fatto sparire le scritture contabili e sottratto degli utensili da cucina dal magazzino del locale, poi rivenduti all’asta, stando a un accertamento della guardia di finanza, per quattrocento euro.

«Più trascuratezza che dolo»

L’avvocato Marco Angelini, difensore d’ufficio nominato verso soltanto verso la fine dell’istruttoria dibattimentale, aveva chiesto l’assoluzione della sua assistita. La maggior parte dei beni spariti dal magazzino, è stato dimostrato, erano di proprietà dell’attrice e non erano strumentali all’attività d’impresa. Delle scritture contabili, la titolare aveva denunciato il furto. «Le è stata riconosciuta l’attenuante della tenuità del danno patrimoniale ai creditori, erano solo utensili da cucina: ci sono margini per ricorrere in appello». Più trascuratezza che dolo, per il legale.

Da Rimini Rimini a Rimini addio

Icona sexy degli anni Ottanta, Serena Grandi davanti alla legge torna a essere Serena Faggioli, ex ristoratrice di 64 anni costretta a chiudere i battenti dopo averci provato. la condanna però non l’ha presa bene, a giudicare dalla sua reazione. «Ma davvero vi interessate a questa vicenda? – protesta veemente – Sono stata condannata per due padelle, capito? Due padelle mancanti. È l’ennesima delusione che patisco a Rimini, ma a questo punto lascio per sempre la città». Da “Rimini, Rimini” uno dei suoi film cult al pari di “Miranda” di Tinto Brass, titolo richiamato nel nome dello sfortunato ristorante, a “Rimini addio”.

Cameo in un film di Avati

Serena Grandi vorrebbe che si parlasse ancora di lei per la sua attività artistica. «Ho preso parte alle riprese dell’ultimo film di Pupi Avati che abbiamo appena finito di girare». La pellicola è intitolata “Lei mi parla ancora”: la sceneggiatura è liberamente tratta dall’omonimo romanzo scritto da Giuseppe ‘Nino’ Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. Una storia d’amore che ha per protagonisti Renato Pozzetto e Stefania Sandrelli (oltre a Isabella Ragonese e Lino Musella).

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