Ravenna: bancarotta fraudolenta, processo da rifare per i Musca

Non c’è stata né assoluzione, né condanna. Piuttosto un inaspettato colpo di scena che ha azzerato l’intero processo di primo grado nei confronti di Giuseppe Musca, della moglie Susi Ghiselli e del figlio Nicola. Così i giudici della Corte d’Appello di Bologna si sono pronunciati ieri senza entrare nel merito delle accuse di bancarotta fraudolenta rivolte contro la famiglia dell’imprenditore 71enne, ex vicesindaco di Ravenna. Tutto dovrà tornare in mano alla Procura della città bizantina, che potrà esercitare ancora l’azione penale con una nuova richiesta di rinvio a giudizio. Ma non è nemmeno escluso che la sentenza venga impugnata in Cassazione.

Il processo in primo grado

Il 24 settembre 2018 il procedimento penale sul fallimento milionario legato alle società Arca, operante nel settore immobiliare, Asa, attiva nel campo delle partecipazioni societarie, e della storica concessionaria Romauto, si era concluso con condanne pesanti: 10 e mezzo e 8 anni per i coniugi, mentre per Nicola Musca era arrivata l’assoluzione. Il ricorso delle difese e della stessa Procura era giunto ieri alle battute finali dopo le richieste presentate dal sostituto procuratore Lucrezia Ciriello, titolare del fascicolo durante il processo davanti al collegio bizantino insieme alla collega Monica Gargiulo; il pm aveva chiesto la conferma delle pene, insistendo anche per la condanna a 7 anni nei confronti dell’imputato assolto. Dal banco opposto erano arrivate le istanze presentate dalle difese (gli avvocati Domenico Di Terlizzi e Gianluigi Lebro per il 71enne e la moglie, Giorgio Guerra per il figlio), una delle quali volta a evidenziare un vizio di natura puramente procedurale. Sta di fatto che la Corte d’Appello ha dichiarato la nullità del decreto con il quale il giudice per le indagini preliminari di Ravenna aveva a suo tempo disposto il giudizio immediato, dando il via al dibattimento in primo grado. Ma anche lo stesso ricorso è stato dichiarato inammissibile; per capire su quali fronti si dovrà attendere 60 giorni per il deposito delle motivazioni.

La prescrizione

Intanto passano gli anni, e così anche il conto per i termini di prescrizione, che nel caso dei reati in questione non sono certo brevi e partono dalla dichiarazione di fallimento delle tre principali società. Basti pensare che l’inchiesta della Guardia di Finanza di Ravenna risale al 2012, anno in cui l’autorità giudiziaria ha messo gli occhi sul presunto intreccio di attività svuotate per foraggiare – secondo l’accusa – il patrimonio familiare. L’indagine era culminata con l’arresto dei tre imputati nel 2016, mentre nell’aprile dello stesso anno era stato posto sotto sequestro preventivo il Grand Hotel Mattei (ex Holiday Inn).

L’hotel, il mutuo e il fallimento

Proprio il colosso delle strutture alberghiere eretto nella periferia ravennate era divenuto il fulcro della vicenda. Il mutuo acceso per avviare il cantiere nel 2005 in via Mattei nell’ex villaggio Anic sarebbe stato convogliato secondo l’ipotesi accusatoria verso altre attività del “gruppo Musca”. Una decina di anni più tardi si sarebbero viste le conseguenze di una distrazione ciclopica, quantificata in 2,4 milioni di euro ricondotti ai canoni di locazione sottratti ad Arca (dichiarata fallita dal tribunale di Roma con un passivo di 28,7 milioni) e di altre risorse economiche sottratte, quantificate a circa 17 milioni di euro.

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