Balneari nel tritacarne. Confartigianato avverte Draghi

Per “salvare i soldi del Pnrr” si “calpestano” i “diritti” degli operatori balneari e “il lavoro svolto in questi mesi”. Confartigianato imprese demaniali “convoca” questa mattina ai bagni Ricci di Rimini diversi esponenti politici sul tema della riforma delle concessioni, dopo l’annuncio di ieri del presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, che si deve fare in fretta ad approvarla. E la replica del presidente dell’associazione Mario Vanni è altrettano chiara: “Stiamo finendo dentro al tritacarne”. I balneari “non vogliono essere merce di scambio”, ma “la realtà è che negli ultimi 12 anni la nostra situazione è solo peggiorata”.
Draghi, aggiunge, “per eccesso di zelo nei confronti dell’Europa”, perde di vista “le necessità delle nostre imprese e del nostro turismo. Noi vogliamo proteggere le famiglie che hanno fondato le loro micro-imprese, anche per il bene dell’Italia, della qualità con cui accogliamo i turisti”. Dai parlamentari trapela un cauto ottimismo sulla possibilità di individuare “uno spazio di mediazione”. Per le evidenze pubbliche, prende parola Stefano Collina del Partito democratico, si lavora su “criteri di accesso al bando” e “garanzie. Non siamo lontani da una formulazione soddisfacente di quello che per noi dovrebbe essere l’indennizzo. Poi ci sono i tempi, perché vanno aiutate le amminsitrazioni a redigere e gestire con equità i bandi”. In merito Draghi appare inflessibile: scadenza e gare entro il 2023.
“Terremo ferma la nostra posizione per tutelare le 30.000 aziende balneari e i 100.000 addetti al comparto”, avverte Jacopo Morrone della Lega, che “da sempre ha contrastato la direttiva Bolkestein”. Questo tema, sottolinea, “non fa parte degli accordi economici collegati al Pnrr”, per cui “si deve assolutamente trovare la quadra”, con una mappatura delle concessioni e “tutti i paletti possibili per garantire provvedimenti che non penalizzino le imprese balneari italiane”.
Con il voto di fiducia, aggiunge Marco Croatti del Movimento 5 Stelle, si “fa il male di questo provvedimento, perché scavalca i partiti. Ognuno deve farla crescere quella legge, migliorarla con le specificità necessarie”. Per Marco Di Maio di Italia Viva si deve “capire come tenere insieme il rispetto delle regole e la tutela delle imprese”. Dunque va “chiarita e rafforzata” la valutazione del valore aziendale, mentre un’altra “questione delicata” è la scadenza al 2023. Di certo “votare la fiducia al testo base è deleterio, non solo per le imprese ma per tutto il comparto”. Forza Italia, ricorda Antonio Barboni, si è concentrata su indennizzi e mappature, “non solo per avere la proroga. Speriamo di trovare un punto di sintesi, ma ricordiamoci che il ddl concorrenza è strettamente legato ai fondi del Pnrr”.
Anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Marco Lisei boccia il voto di fiducia, “la prevaricazione del lavoro fatto per interessi che non sono di Stato”. L’indennizzo, precisa, “non potrà mai tenere conto della storia e del sudore alle spalle di uno stabilimento”. Infine l’assessore al Demanio del Comune di Rimini Roberta Frisoni mette in luce che “se subiamo una normativa che non si raffronta con la realtà dei fatti, ci troveremo ad affrontare ricorsi e contro ricorsi”. Rimini ha 400 gare da organizzare e il Comune è fin qui “all’oscuro. Abbiamo bisogno di certezze, la spiaggia esprime un valore fondamentale per l’economia e non possiamo permetterci di frenare la sua ripartenza e il suo sviluppo”.

Questo tema, sottolinea, “non fa parte degli accordi economici collegati al Pnrr”, per cui “si deve assolutamente trovare la quadra”, con una mappatura delle concessioni e “tutti i paletti possibili per garantire provvedimenti che non penalizzino le imprese balneari italiane”. Con il voto di fiducia, aggiunge Marco Croatti del Movimento 5 Stelle, si “fa il male di questo provvedimento, perché scavalca i partiti. Ognuno deve farla crescere quella legge, migliorarla con le specificità necessarie”. Per Marco Di Maio di Italia Viva si deve “capire come tenere insieme il rispetto delle regole e la tutela delle imprese”. Dunque va “chiarita e rafforzata” la valutazione del valore aziendale, mentre un’altra “questione delicata” è la scadenza al 2023. Di certo “votare la fiducia al testo base è deleterio, non solo per le imprese ma per tutto il comparto”. Forza Italia, ricorda Antonio Barboni, si è concentrata su indennizzi e mappature, “non solo per avere la proroga. Speriamo di trovare un punto di sintesi, ma ricordiamoci che il ddl concorrenza è strettamente legato ai fondi del Pnrr”. Anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Marco Lisei boccia il voto di fiducia, “la prevaricazione del lavoro fatto per interessi che non sono di Stato”. L’indennizzo, precisa, “non potrà mai tenere conto della storia e del sudore alle spalle di uno stabilimento”. Infine l’assessore al Demanio del Comune di Rimini Roberta Frisoni mette in luce che “se subiamo una normativa che non si raffronta con la realtà dei fatti, ci troveremo ad affrontare ricorsi e contro ricorsi”. Rimini ha 400 gare da organizzare e il Comune è fin qui “all’oscuro. Abbiamo bisogno di certezze, la spiaggia esprime un valore fondamentale per l’economia e non possiamo permetterci di frenare la sua ripartenza e il suo sviluppo”.

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