RIMINI. La contaminazione, il melting pot, la world music. Oggi la globalizzazione culturale alla Mc Donald’s trova un valido antagonista nella musica popolare dei vari Paesi, che si incontra, si sfiora, poi si tocca, si fidanza e a volte si sposa pur essendo di nascita lontana, perfino antitetica, ma mai avversa.
Bisogna dare atto ai cultori del nostro folk come Mirko Casadei di averlo capito e sperimentato da tanto: il suo Balamondo (a Rimini dal 2 al 4 settembre) è uno di questi incontri fra artisti nati in posti diversi, con mentalità diverse, scuole di pensiero musicale lontane, che però sperimentano la fratellanza delle note con naturalezza perché sanno bene che il vero linguaggio universale del mondo non è l’inglese ma la musica: non serve conoscerla per capirla e apprezzarla!
Così proprio Mirko, che evidentemente ha ereditato da Raoul e Secondo la mentalità dell’accoglienza e appartenenza come facce della stessa medaglia – tipica dei Casadei e dei romagnoli in genere – accoglierà sul palco (venerdì 4 settembre in piazza Cavour) il fisarmonicista francese Richard Galliano che volentieri bazzica il nostro liscio, le nostre tarantella e pizzica, perché anch’egli si è formato grazie a incontri con “altri” lontani da lui eppure vicinissimi, come Astor Piazzolla. Tanto che la sua musette (genere musicale della tradizione francese) non ha bisogno di tunnel sotto le Alpi per incontrare la Romagna che balla e per fare festa assieme.

Maestro Galliano, lei ha cominciato 40 anni fa partendo da Ravel e Debussy, intuendo e anche pretendendo che la fisarmonica avesse un suo ruolo nella musica colta, non solo in quella popolare. È così?
«Sì, perché all’epoca non era facile per tutte le persone. Ad alcuni piaceva dire che la fisarmonica non era uno strumento nobile come il pianoforte, il violino o il violoncello. Sapevo che non era vero e ho passato la mia vita a provare, a dimostrare il contrario. La fisarmonica è lo strumento più completo, più universale che ci sia».

Poi la folgorazione del jazz con Chet Baker. Com’era suonare con il grande trombettista, cosa le ha lasciato quell’esperienza?
«Ho capito cosa fosse il vero jazz con Chet: cantava i temi e faceva delle variazioni attorno al contenuto poetico ed emotivo della canzone. Molto semplicemente, abbastanza naturalmente. In musica, qualsiasi cosa complicata è contraria all’arte. Semplicità, swing, belle frasi musicali, belle armonie … questi sono i criteri di qualità della vera musica».

E quindi Piazzolla: qual è l’insegnamento principale del grande collega argentino?
«Mi disse che dovevo suonare “qualunque cosa mi venisse in mente”, fare il nuovo musette come lui aveva creato il nuovo tango. Comporre e creare la mia musica. Mi ha dato grande fiducia perché credeva molto in me».

Si può dire che la sua vita e la sua carriera siano un lungo, ininterrotto incontro con altri musicisti, altri stili, altri mondi che lei ha fatto suoi?
«Sì, dall’incontro con Georges Moustaki che cantava Ma liberté e Ma solitude, due valori essenziali per un artista, e poi Charles Aznavour, Wynton Marsalis, Ron Carter, Charlie Haden … per citare solo i più importanti che ho visto. Mi hanno accompagnato lungo tutto il mio cammino, nella mia vita. Li ascolto e li capisco ancora meglio oggi, quando sto per compiere 70 anni».

Negli ultimi anni anche Vivaldi e Mozart: è il suo modo di rendere “moderna” la musica classica?
«Come ho già detto, sono andato fino in fondo del mio percorso di riabilitazione della fisarmonica».

Il liscio, ma anche la tarantella, la pizzica, i balli popolari, la nostra musica folk italiana: che cosa la attira di questo mondo?
«Far ballare la gente è la cosa più bella che un musicista possa fare. In tutti gli stili di musica …».

È questo il futuro della musica popolare? La contaminazione, lo scambio?
«Ho appena finito una registrazione esclusivamente di valzer. Penso che sia importante rimettere in piedi il valzer. Il mondo girerà più rotondo».

Cos’è per lei la Romagna?
«Una bella regione dove le persone sono accoglienti e generose. E si mangia divinamente bene».
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Salvatore Barbieri
About the Author

Giornalista professionista dal 1988. Ha lavorato al Messaggero, alla Gazzetta di Pesaro, alla Gazzetta delle Dolomiti e ha collaborato con Ansa, Aga, Specchio, La Stampa, America Oggi. Attualmente è vice caposervizio della redazione Cultura & Spettacoli del Corriere Romagna.

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