Inchiesta sull’alluvione di Boncellino e Traversara: cittadini e Comitati parte civile

Bagnacavallo
  • 22 ottobre 2026

Una quarantina di privati cittadini, oltre ai comitati degli alluvionati di Traversara e Villanova e al Codacons, sotto la cui tutela sono riunite a loro volta altri residenti: queste le parti civili ammesse ieri dal gup Andrea Galanti al processo per le alluvioni che tra maggio 2023 e settembre 2024 hanno colpito Traversara e Boncellino, nel Comune di Bagnacavallo. Non pervenuta, invece, l’avvocatura dello Stato, nonostante le dichiarazioni rilasciate a suo tempo da diversi esponenti di Fratelli d’Italia e dell’attuale maggioranza parlamentare, che invocavano la costituzione di parte civile anche per il governo.

Dieci richieste di rinvio a giudizio

Un’udienza preliminare così partecipata che alla fine, dopo circa 6 ore, il gup ha dovuto calendarizzarne un’altra, fissata per il 2 novembre, durante la quale si terrà la discussione sui rinvii a giudizio per disastro colposo e pericolo perdurante chiesti dal sostituto procuratore Francesco Coco. Dieci i destinatari dell’istanza: si tratta di Rita Nicolini, Marco Bacchini, Piero Tabellini, Paolo Ferrecchi, Mauro Vannoni, Antonio Martinetti Cardoni, Paolo Miserocchi, Monica Guida, Alberto Cervellati, Vanni Biguzzi, che, nel corso degli anni, hanno ricoperto incarichi dirigenziali o tecnici in materia di cura del territorio, difesa del suolo, protezione civile, negli enti regionali e provinciali, o diretto i lavori post alluvione.

Le posizioni a confronto sulle contestazioni

Seguendo l’architettura accusatoria, sarebbe a causa delle loro negligenze, sparse in anni di documentazione passati al vaglio dagli inquirenti, che l’asse del fiume Lamone non ha resistito a precipitazioni definite non straordinarie dai consulenti della Procura. Una ricostruzione su cui le difese hanno già iniziato ad imbastire - anche tramite consulenze di parte - le proprie controargomentazioni, fondate essenzialmente sulla tesi che, invece, gli eventi climatici che hanno flagellato la Romagna fossero in sostanza imprevedibili e fuori portata. Probabile che a inizio novembre chiedano al gup per i loro assistiti una sentenza di “non luogo a procedere”, vale a dire il proscioglimento.

Il nodo della posizione di viale Aldo Moro

Ma se il giudice opterà per il dibattimento, si preannuncia un processo particolarmente affollato. A cui non tutti sarebbero stati ancora invitati: al di là della discussione sul tema fondamentale, il rinvio a giudizio, l’udienza ha lasciato aperto anche un altro capitolo non secondario: l’eventuale citazione della Regione quale responsabile civile, che le parti ammesse ieri potranno chiedere anche nel giorno stesso di avvio del processo, prima della dichiarazione ufficiale di apertura del dibattimento. Un passaggio che ieri è stato saltato, probabilmente con l’intenzione, da parte degli avvocati di parte civile, di evitare un eccessivo prolungamento della fase preliminare, onde allontanare lo spettro delle lungaggini in cui nelle Marche si è arenato, ad esempio, il procedimento per l’alluvione di Senigallia del settembre 2022.

L’altro filone, quello del fiume Senio

Ma quello per cui ieri mattina si sono presentate in tribunale decine di persone, alcune delle quali con la maglietta “Traversara Zona Rossa”, è però solo il primo dei filoni di un’inchiesta tentacolare che, per quanto riguarda invece i disastri alluvionali connessi al torrente Senio e quindi ai territori di Faenza, Riolo Terme, Castel Bolognese, Solarolo, Cotignola, Lugo e Bagnacavallo, vede al momento anche altri 14 indagati - tra dirigenti e funzionari comunali e regionali, tecnici della Protezione civile, progettisti e rappresentanti di imprese - attendere una probabile richiesta di rinvio a giudizio.

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