Bagnacavallo omaggia Giulio Ruffini

Bagnacavallo rende omaggio a Giulio Ruffini, nel centenario della nascita, con la mostra Giulio Ruffini. L’epica popolare e l’inganno della modernità 1950- 1967, aperta al Museo Civico delle Cappuccine fino al 2 maggio.

Ruffini, nato a Glorie di Bagnacavallo il 18 luglio del 1921 e morto a Ravenna nel 2011, figlio di una bracciante agricola e di un operaio, è forse il più conosciuto rappresentante dell’identità romagnola nell’arte, esponente, come spiega il curatore, Diego Galizzi, «di un’arte democratica, presente nei salotti di tutti, che avvicina anche gli umili all’arte. Un’arte che non parla solo degli umili, ma agli umili».

Emblematica, in questo senso, la vittoria al Premio Suzzara nel 1952, di cui Cesare Zavattini scrisse: «Questo premio che Dino Villani ha inventato e che i suzzaresi faranno prosperare tra le loro braccia generose è il più bel premio del mondo, concreto, allegro, pieno di speranza. Verrà un giorno, infatti, in cui ogni uomo avrà un quadro o una statua nella sua casa, perché sarà scomparsa la paura che divide dall’arte i poveri, i contadini, gli umili».

La mostra rende conto del primo periodo dell’arte di Ruffini, legata alla corrente del Realismo e a figure come Renato Guttuso, fino alla svolta informale (e all’incontro con Mattia Moreni) e all’attenzione verso la Pop art. «Quello che raccontiamo in questa mostra – prosegue Galizzi – è il Ruffini militante che guardava intorno a sé con spirito critico una realtà che stava cambiando».

Il progetto dedicato al centenario di Giulio Ruffini è stato promosso dalla famiglia dell’artista, dall’Accademia di belle arti di Ravenna e dall’associazione Percorsi di Mezzano, ma vede la collaborazione dei comuni di Bagnacavallo e di Ravenna e dell’Università di Bologna, oltre al Servizio patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna.

Una prima fase del progetto, ha spiegato Eliseo Dalla Vecchia di Percorsi, ha riguardato la catalogazione e l’archiviazione dell’opera del maestro. Il calendario delle celebrazioni prevede poi altre cinque mostre, per le quali ciascun curatore sceglierà un tema diverso.

Dopo l’iniziativa inaugurale di Bagnacavallo, visitabile fino al 2 maggio, saranno Bologna, Faenza, Rimini, Lugo e Ravenna a ospitare i successivi eventi espositivi.

«Giulio era nostro socio onorario», ricorda Dalla Vecchia nell’introduzione al catalogo della mostra. «Se abbiamo voluto ricordarlo e rendergli omaggio nell’anno del centenario è per quello che ha saputo rappresentare con le sue opere: il suo amore per la nostra terra, la Romagna, per il lavoro, la democrazia e l’antifascismo, l’arte nella sua accezione più completa».

Il ciclo espositivo si apre con un primo autoritratto giovanile, dell’epoca in cui Ruffini era allievo di Luigi Varoli, e, attraversando diciassette anni di ricerca e di evoluzione non solo pittorica, ma storica e sociale, approda ai cicli dolorosi delle crocifissioni e degli incidenti stradali.

«Voglio ora tentare – scriveva all’amico Giulio Scudellari – una pittura che abbia quello spirito di immediatezza, di aggressione, di certi cartelli pubblicitari». Tematiche che, se erano potentemente pressanti all’inizio degli anni Sessanta, sono poi presto passate in secondo piano, nella poetica di Ruffini, lasciando spazio a un ritorno alla campagna, alla memoria, alle tradizioni e alle figure del passato.

La mostra è visitabile a ingresso libero il lunedì, martedì e mercoledì dalle 15 alle 18, il giovedì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 21 e il venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

Info: museocivicobagnacavallo.it

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