Bacio strappato a un 17enne, bidello riminese assolto da violenza sessuale: il caso in una scuola di Forlì-Cesena

Era accusato di abusi su minore, per aver adescato e poi approfittato di due giovani studenti di 14 e 17 anni iscritti in una scuola della provincia di Forlì – Cesena. L’episodio che fece più scalpore, aprendo le porte del tribunale di Forlì per un bidello residente a Rimini all’epoca dei fati 35enne, fu quello di un bacio strappato al 17enne. Per l’uomo, (assistito dagli avvocati Massimiliano Orrù e Carlotta Venturi), ieri è arrivata l’assoluzione dal tribunale forlivese perché il fatto non sussiste. Assoluzione relativa, però, al solo caso della violenza sessuale su minore relativa al 17enne. Per l’altro fatto, con vittima il 14enne, l’ex bidello dovrà comparire davanti alla Corte d’appello di Bologna. Insieme alla moglie, inoltre, il collaboratore scolastico deve rispondere anche dell’accusa di adescamento di minore, processo incardinato nel foro di Rimini.

Tra carcere e processi

La vicenda risale al 2018 e il processo celebrato ieri a Forlì con rito abbreviato è stato il terzo. La storia processuale a carico del collaboratore scolastico è infatti complessa, e affonda le radici in quello stesso 2018, quando venne denunciato dai genitori dei ragazzini e condannato per abusi sessuali su minori, finendo prima in carcere e poi agli arresti domiciliari. Una vicenda che lo ha già visto condannato due volte dal tribunale di Forlì con sentenze altrettante volte cancellate dalla Corte di Cassazione. In un caso la Suprema corte ha contestato al presidente del collegio giudicante d’aver cambiato in corso d’opera il capo d’imputazione. La seconda bocciatura è stata motivata dai giudici con l’ermellino dalla non corrispondenza del reato contestato a quanto effettivamente sarebbe stato consumato. Da qui l’annullamento con rimando alla Corte d’Appello di Bologna. L’inchiesta che nel 2018 aveva portato ad un primo arresto del bidello, poi scarcerato dal tribunale del Riesame e nuovamente incarcerato per un breve periodo nel 2019, ha generato un terzo processo, quello che assieme alla moglie lo vede alla sbarra con l’accusa di adescamento in concorso con la consorte.

Nel mirino, infatti, i messaggi molto espliciti che per l’accusa avevano il solo scopo di adescare per poter giungere alla consumazione degli abusi. Sms scritti dall’uomo a ragazzini amici del figlio e della figlia entrambi minorenni. Scritti dal contenuto inequivocabile che avevano fatto preoccupare i rispettivi genitori. Che però erano stati rassicurati (da qui l’accusa di complicità) dalla moglie. Gli incontri avvenivano in auto tra Gatteo, Savignano e Rimini, o nell’abitazione riminese dell’uomo.

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