IMOLA. Il tema scelto per l’edizione 2020 del Baccanale “A casa e fuori”, ispirato dalla pandemia che ha segnato questo inizio anno, focalizza l’attenzione su quanto questo periodo particolare abbia rimesso in discussione in maniera inattesa e profonda la nostra relazione con il cibo, la sua preparazione, consumazione e i luoghi dove questa avviene. Al noi di “Cibo” ha suggerito contestualmente anche una lettura in termini di genere. Da sempre infatti quando si parla di cucina, ci alimentazione, di nutrimento, di cibo in generale ci si rivolge in maniera diretta e prioritaria le donne. È accaduto, e accade, se si parla della sua funzione primaria di nutrimento, quando attraverso diverse epoche si è parlato di ricettari, sempre più spesso quando si parla di produzione agricola e agroalimentare, ma anche quando il cibo viene riconosciuto come codice culturale.

La storia delle donne ha sempre mantenuto un legame stretto con il cibo inteso nei suoi molteplici aspetti; il cibo ha influito nella gestione del tempo della donna stessa, che lei si trovasse, appunto, dentro o fuori casa. Se lo “stare ai fornelli” per lungo tempo è stato quasi sinonimo di un compito imposto, al punto di diventare quasi un emblema di “segregazione casalinga”, in base al cibo le donne hanno spesso compiuto passi importanti di emancipazione, a volte proprio in contrasto alla cucina di casa, dalla quale uscivano e conquistavano, attraverso il cibo stesso, un lavoro, una posizione, una professionalità, una voce. Siamo in Romagna, basta pensare a cosa ha significato la nascita dei chioschi di piadina, retti in genere da donne, che uscendo dai loro tinelli hanno fatto di un sapere casalingo un mestiere, salvaguardando al tempo stesso una usanza antica. In epoca più recente questo rapporto si è ulteriormente evoluto e il dialogo fra le donne e la cucina stessa è divenuta occasione professionale non solo nell’ambito ristorativo, ma anche nella produzione del cibo, fino al suo studio e alla sua narrazione in vari ambiti, storici, letterari, giornalistici, divulgativi. Per indagare questo complesso rapporto, il nostro inserto ha proposto al Comune di Imola una serie di incontri, presentazioni di libri, dialoghi con donne, studiose, storiche e giornaliste delle quali in alcuni casi si è parlato anche su queste pagine, che si occupano di questo tema dal punto di vista dello studio sociale, storico, saggistico, gastronomico. Gli incontri sono tre e si parte sabato 7 novembre alle 10.30 a Palazzo Tozzoni con “I ricettari di casa diventano archivio digitale”. Sarà a Imola la storica ed esperta di digital humanities Mila Fumini, riminese, ideatrice del progetto Archivio “Ragù” (Rete e archivi del gusto). Da oltre un anno Mila Fumini raccoglie e digitalizza ricettari di famiglia. I partecipanti potranno portare i propri ricettari per partecipare alla ricerca. Sabato 14 novembre alle 17.30 alla Biblioteca comunale (via Emilia 80) si parlerà di “Il cibo per secoli nelle mani delle donne”. La storica e docente universitaria Maria Giuseppina Muzzarelli, ordinaria all’Università di Bologna dove insegna Storia medievale e autrice di molte pubblicazioni di storia della cultura della mentalità e della società, racconta nel suo ultimo libro come le donne hanno gestito, esercitato o subito il potere attraverso il cibo.
Giovedì 19 novembre alle 20.45 sempre in Biblioteca comunale la food writer faentina, direttrice della premiata rivista internazionale Dispensa, faentina Martina Liverani racconterà “La mappa del mondo attraverso il cibo”, tracciata nel suo “Atlante di geogastronomia” dove il cibo ridisegna confini e traccia rotte di pace e dialogo fra i popoli spesso proprio attraverso il sapere delle donne. I posti sono limitati per rispettare i regolamenti anti Covid. Per partecipare agli incontri è necessario prenotare prima inviando una mail a cibo@corriereromagna.it o un messaggio Whatsapp al numero 347 9673223.

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