Aveva 200 pazienti ma non era dentista, via al processo a Ravenna

Aveva 200 pazienti ma non era dentista, via al processo a Ravenna
Il blitz della Finanza dello scorso dicembre nello studio dentistico abusivo

RAVENNA. Ha messo le mani in bocca a circa duecento pazienti che si erano seduti nella poltrona di vari studi della città convinti di avere a che fare con un dentista. Difficile credere che tutti fossero consapevoli che in realtà sotto quel camice, a svolgere le tipiche attività di un medico abilitato, ci fosse invece un odontotecnico. Così tutti i nomi delle persone curate nell’arco di otto anni, dal 2009 al maggio del 2017, sono finiti elencati nel fascicolo aperto dalla Procura per esercizio abusivo della professione, che ha portato al rinvio a giudizio non solo del “finto dentista”, ma anche dei due direttori sanitari degli ambulatori in cui il 50enne ravennate operava (tutelati dagli avvocati Giuseppe Sardano e Piero Ippoliti Martini), e della moglie di quest’ultimo, legale rappresentante e “assistente alla poltrona” del marito.

La paziente “sfigurata”
In quell’arco di tempo, secondo l’accusa, il professionista avrebbe eseguito veri e propri interventi come otturazioni, devitalizzazioni ed estrazioni, avrebbe fatto diagnosi, prescritto terapie e curato decorsi post operatori, fino a consigliare a pazienti cardiopatici di sospendere l’assunzione di farmaci anticoagulanti. Secondo l’indagine, le prestazioni mediche abusive sarebbero state svolte in un poliambulatorio e nel vicino centro dentale alle porte della città, nonché in altri due studi non autorizzati. Nel corso di questa lunga sequenza di prestazioni professionali, nel 2015 era arrivata una denuncia da parte di una paziente, che dopo essersi sottoposta a tre interventi aveva perso tutti i denti dell’arcata superiore, con danni permanenti alla bocca. Il finto dottore le aveva addirittura suggerito di utilizzare il Super Attak per fronteggiare l’ennesima caduta di un incisivo. Per quei fatti, il 50enne è stato condannato nel luglio 2018 a due anni dal giudice Corrado Schiaretti, oltre che per esercizio abusivo della professione, anche per lesioni personali e truffa. Con lui anche il medico odontoiatra 68enne (condannato a otto mesi), ora tra i due direttori sanitari finiti ieri nuovamente a processo.

Quel procedimento attende l’appello, dopo il ricorso presentato dal difensore, l’avvocato Laerte Cenni (che tutela anche la moglie dell’imputato). Eppure la sentenza di un anno fa non aveva dissuaso il finto dentista. Così, nemmeno cinque mesi dopo la condanna, nel dicembre scorso, era stato nuovamente beccato all’opera. Con una partita Iva da “coltivatore di cereali” era stato scoperto dalla Guardia di finanza di Ravenna, che su richiesta del sostituto procuratore Marilù Gattelli, aveva svolto accertamenti anche di tipo fiscale, scoprendo un giro d’affari di oltre 230mila euro.

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