Autunno nel bosco, “attenzione ai funghi, alcuni sono letali”

Funghi, castagne, foliage e bramito del cervo. L’attrattività del parco nazionale delle Foreste casentinesi non è finita col morire dell’estate, e nemmeno i disagi e gli incidenti provocati dalla frequentazione umana dei boschi. «Sono montagne, anche se non sono Alpi», sottolinea Luca Santini, presidente del parco nazionale. La montagna richiede di essere rispettata, «di conoscerla, di approcciarvisi con consapevolezza», rammenta il presidente, lanciando anche un appello: «Chi va a funghi, prima di mangiarli, li faccia controllare dall’ufficio di Igiene dell’Ausl oppure nelle associazioni micologiche. Non si fidi dell’”amico intenditore” o dell’esperto improvvisato”».

Dopo l’esperienza di reclusione del lockdown, le foreste del Casentino hanno riscoperto una stagione di rinnovato splendore. Merito anche, sottolinea Santini, «della promozione turistica programmata per tutti i mesi dell’anno. Dopo l”Estate con noi” e la “Primavera wild” c’è “Autunno slow” e “Inverno in natura”. Seguiamo quattro linee direttrici per promuovere il parco, che a differenza di un tempo, quando era meta di camminatori prettamente nel periodo estivo, ora è frequentato in tutte le stagioni». Anche nelle settimane autunnali l’affluenza si è mantenuta alta, caratterizzata da un turismo «non più solo di prossimità, ma anche di tipo internazionale, a vantaggio delle strutture ricettive che continuano a ricevere prenotazioni». A rendere attrattivo l’autunno tra i boschi e le foreste sono i colori delle foglie che si accendono di rosso e di giallo prima di cadere a terra, le more, le castagne, il bramito del cervo e i funghi che spuntano nel sottobosco.

Funghi velenosi

A discapito dell’aspetto invitante e appetitoso, è bene prestare molta attenzione nella selezione dei funghi. «Anche nelle nostre foreste, -avverte il presidente – crescono specie micologiche molto pericolose: se non uccidono, sono in grado di provocare all’organismo danni irreparabili e permanenti». Tra queste, anche l’amanita falloide. «Intere famiglie sono morte o sono finite in Rianimazione per avere ingerito questi funghi, credendo che si trattasse di esemplari commestibili». «Ed è importante tenere in considerazione – aggiunge – che i peggiori casi di intossicazione sono quelli in cui i sintomi appaiono a diverse ore dall’assunzione. Persistendo all’interno del corpo, le sostanze nocive hanno un’azione prolungata sugli organi, che risultano così danneggiati irreparabilmente. L’esito è spesso fatale».

Come si richiede nell’approccio ai sentieri, l’esperienza nelle foreste deve essere ispirata «al buon senso», tenendo presente la vetustà del bosco, «considerandolo a tutti gli effetti parte di un corpo di foreste sacre: solo così facendo potranno continuare a garantire acqua, a contrastare il dissesto idrogeologico e il cambiamento climatico, e la valenza emozionale di libertà e di vicinanza alla natura».

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