Autodromo, 5200 euro di costi fissi al giorno

Solo per restare aperto, ogni giorno dell’anno l’autodromo di Imola costa circa 5200 euro. «Il presidente di Formula Imola Giancarlo Minardi sa che dal primo gennaio ha già circa due milioni di costi fissi da coprire così suddivisi: 1,2 milioni per il mantenimento della pista, 500mila euro per pagare i dipendenti e 280mila euro di ammortamenti per gli investimenti fatti».

Costi fissi

Lo spiega Augusto Machirelli, che fa parte del nuovo consiglio di amministrazione di Formula Imola subentrato nella gestione a dicembre 2020 e che quindi ha chiuso così, con 253mila euro di “rosso”, una gestione non propria. I bilanci in perdita per Formula Imola non sono però un fatto inedito, ma Machirelli è ottimista. «Certamente si potrà arrivare a chiudere in attivo, altrimenti non starei qui. Io sono un professionista e a parte la passione per la mia città, faccio questo come un lavoro. Già il 2019 fu chiuso in risicato pareggio, in passato nel 2016 quando io ebbi un altro incarico temporaneo, i conti tornarono. Le linee guida per una diversificazione dell’utilizzo di questo impianto passano però tutte dall’accoglienza e dalla convivialità che sono state impedite dal Covid. So che potrà sembrare una difesa d’ufficio ma sul calendario ha pesato. Non ci si può stupire che il bilancio di un anno come il 2020 non quadri dopo aver fatto due Gp di Formula 1, tre Mondiali di motocross e un Mondiale di ciclismo, senza un euro di incasso dal pubblico. In commissione consigliare ho portato anche il bilancio del Mugello che ha perso 1,4 milioni, Valleunga che ne ha persi 700mila, ad esempio».

Sempre più Con.Ami

In realtà lo stupore deriva più dal fatto che a sostenere la struttura siano esclusivamente soldi pubblici. E con il nuovo cda la svolta in tal senso sembra ancora più evidente, come è emerso anche in commissione consigliare. A sostenere il Gp di F1 del 2020, costo di organizzazione 2,3 milioni, hanno contribuito 600mila euro della Regione e salvifico è stato il fondo da 1,5 milioni assegnato dal Con.Ami alla controllata. «Quei soldi sono andati ai fornitori locali, mille Marshall, trecento persone alla sicurezza, autisti, facchini, camerieri – spiega Machirelli – verso i quali c’era un debito di 2,5 milioni che abbiamo sanato a gennaio quando ci siamo insediati. Poi abbiamo risarcito un milioni di euro di biglietti del pubblico che non è potuto venire, e abbiamo dovuto pagare a Ticketone comunque la mediazione, circa 100mila euro». Però c’è di più. Per il Gran premio di aprile scorso, il cui costo ammontava a 10 milioni di dollari richiesti da Liberty Media, anche questo senza incassi da pubblico, le mani in tasca le hanno messe ancora Regione, Governo, istituzioni. E in questo caso a trattare non è stata più Formula Imola, ma direttamente il Con.Ami. «Come Formula Imola abbiamo preferito non fare gli impresari, ma solo la società di servizi, che è quello che Formula Imola è. Del resto si tratta di una società che non ha capitale per fare da organizzatore, ma ha solo la competenza tecnica per svolgere un servizio. Abbiamo perciò lasciato a una a società molto patrimonializzata, che ci controlla al 100%, la relazione con le istituzioni per poi coprire i costi del management, ovvero i famosi dieci milioni di dollari». La svolta è sostanziale e a quanto pare sarà applicato questo modello anche in futuro. «Assolutamente sì, credo che sia più chiaro e più onesto. Formula Imola sa fare una cosa: organizzare gran premi, ma non ha né la patrimonializzazione né la vocazione per rischiare come un impresario. Non è nella natura di Formula Imola».

Nuove fonti di incasso

Intanto, se oltre a dover depennare concerti ed eventi a causa del Covid, nemmeno due Gran premi di Formula 1 hanno procurato introiti, cosa è che potrà far diventare economicamente autonomo l’autodromo di Imola? Perché questo è il punto. Come si è visto, il 2020 si sarebbe chiuso con un buco ben più profondo se Formula Imola non avesse beneficiato del fondo da 1,5 milioni, ottenuto tramite bando europeo emesso dalla sua stessa casa madre Con.Ami. «Quello che mi fa credere che si possa raggiungere l’equilibrio dal 2021 senza aiuti, è che quando facciamo una giornata “di rumore”, e compresa la F1 ne possiamo fare solo 37 in un anno, il margine operativo lordo di quelle giornate è strabiliante, pari a circa l’85%, e quando una azienda è fortissima ne fa circa il 9%. In quelle giornate lì si genera una buona parte del recupero dei due milioni di costi fissi annui. Deducendo dalla giornata i costi variabili, però, quei due milioni non li copriamo con solo 30 giornate di rumore, ma lei pensi che l’autodromo è riuscito a generare perdite anche con 90 giorni di rumore a disposizione… Quindi – spiega sempre Machirelli – abbiamo tante altre manifestazioni non rumorose da portare in calendario: le mostre, gli incoming aziendali, l’affitto delle sale per le assemblee delle aziende, cose che abbiamo più o meno sempre fatto ma non abbastanza per rendere stabile la diversificazione dei ricavi. Poi il Covid ha complicato le cose». Ma le giornate saranno 37 anche quest’anno, visto che la F1 è già tornata ad aprile. E Dal momento che comunque Imola non è Magny Cours, ossia in aperta campagna, ma la pista si snoda fra le case, la questione rumore non si risolverà con una barriera. «Per questo da quest’anno stiamo lavorando meglio sul controllo di gestione, lavoro che non è stato fatto negli anni passati. Se ci sono 200 giornate in cui l’autodromo sta spento, bisogna considerare che anche l’affitto a un concessionario che deve presentare un’auto nuova e vuole invitare qualche cliente a provarla, è meglio di niente. Stiamo quindi inventandoci qualsiasi cosa che generi un margine per coprire i costi diretti. Poi molto dipenderà ancora dalle regole sanitarie e da quello che ci sarà consentito fare».

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