Autismo, quando lo sviluppo segue una strada più difficile

«Quando si riceve per il proprio figlio una diagnosi di autismo, i genitori possono cadere nello sconforto e in un gran dolore. In parte la differenza la fa come questa notizia viene loro comunicata. Bisogna sempre lasciare la speranza di poter pensare a un futuro per sé e per il proprio bambino». A parlare è Alessandra Annibali, psicologa e analista del comportamento, coordinatrice del Centro Anacleto di Ravenna e supervisore di quelli di Faenza, Cervia e Lugo. I Centri Educativi Anacleto da qualche mese svolgono anche attività di valutazione clinica oltre che i trattamenti.

Come leggere i segni

Spesso sono proprio i genitori a leggere i primi segnali dell’autismo: «Sono soprattutto quelli che hanno esperienza con altri figli ad accorgersene – spiega Annibali -, perché notano delle differenze nel comportamento. Per esempio, il modo in cui giocano da soli, ripetendo sempre le stesse attività, mettendo in fila i giochi; lo stare seduti dando le spalle all’adulto e non girandosi quando sono chiamati; oppure girandosi, ma non guardandoli in faccia. Se dovessi dare una definizione non tecnica di autismo, lo potrei definire come una deviazione nella traiettoria di sviluppo che porta alcuni bambini a intraprendere una strada molto più difficile e faticosa di quella comune per raggiungere alcuni risultati che per altri bambini sono normali e spontanei. Questi bambini non riescono a fare delle cose che altri hanno imparato automaticamente. In alcuni casi bisogna lavorare mesi affinché un bambino ti guardi negli occhi».

E sono proprio le famiglie a dover fare insieme a loro tanta fatica: «Per affrontare tutto ciò ci vuole pazienza, coraggio e forza d’animo, perciò è importante prendersi cura di questi genitori affinché siano in grado di sostenere il percorso dei propri figli. Devono avere a disposizione tante risorse, perché dovranno impegnarsi per il resto della loro vita».

L’evoluzione e i possibili miglioramenti

Crescendo possono verificarsi dei miglioramenti, ma anche cronicizzarsi: «L’evoluzione del comportamento dipende dalla gravità della diagnosi e dalla presenza o meno di un ritardo cognitivo. Ci sono molti ragazzini che non sono chiaramente individuabili in mezzo agli altri finché non ci entri direttamente in relazione; altri invece in cui permangono gesti stereotipati, uno sguardo focalizzato sulle cose e non sulle persone. Anche il linguaggio potrebbe non comparire e quindi l’unica forma di comunicazione rimane la comunicazione alternativa aumentativa per immagini».

Per quanto riguarda la ricerca, la specialista pone l’accento sull’aspetto biologico: «L’aspetto della salute fisica è un ambito che sta ricevendo sempre più attenzione. Molte delle persone con autismo soffrono di mal di denti, reflusso gastroesofageo e stitichezza. Spesso per loro l’accesso alle cure è difficile, perché le liste d’attesa sono lunghe; gli studi medici e gli ospedali presentano caratteristiche che disturbano questi pazienti che presentano una sensibilità sensoriale molto sviluppata e spesso sono fortemente infastiditi dagli odori e dai rumori forti. Inoltre, servirebbero professionisti formati non solo nella loro specialità, ma anche nell’autismo per poterli accogliere e visitare in maniera efficace ed adeguata».

Nei trattamenti si è raggiunto ormai un parere unanime positivo sull’analisi comportamentale del comportamento applicato: «Esistono una serie di protocolli, tecniche e strumenti condivisi sia dall’ambito privato che pubblico. La riflessione è ancora aperta semmai sulla quantità, in termini di ore e di durata del trattamento».

L’analisi del comportamento applicato (A.B.A.) è un insieme di principi che ha dato una spiegazione su come le persone imparano quello che sanno fare e su come correggere i comportamenti disadattivi. Questa scienza è stata applicata alla pedagogia e insieme hanno individuato le modalità con cui insegnare anche a questi bambini e verificare effettivamente ciò che hanno assimilato».

Sono 80 i bambini seguiti dai Centri Anacleto presenti sul territorio romagnolo: «Le diagnosi di autismo sono in continuo aumento, probabilmente perché gli strumenti diagnostici sono sempre più efficaci, ma personalmente ritengo che bisogna stare attenti a non inserire nello spettro dell’autismo bambini che presentano altri tipi di disturbi. Per esempio inizialmente è molto difficile riconoscere un bambino affetto da autismo e un altro da un disturbo del linguaggio grave».

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