Ausl Imola, nominato primario di Neuropsichiatria dell’infanzia

Dal primo febbraio Elisabetta Zucchini sarà la nuova direttrice dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza nell’ambito del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze patologiche dell’Azienda usl di Imola. La dottoressa subentra a Cosimo Ricciutello, il cui incarico era scaduto all’inizio del 2020, dopo essere stata responsabile facente funzione dell’Uoc per gli ultimi tre anni.

Momento complesso

È un momento più che mai complesso per chi si occupa di neuropsichiatria, perché «per noi l’emergenza non è finita – sottolinea la dottoressa Zucchini –. Dal punto di vista della salute mentale, la vera pandemia, che è iniziata sul finire del 2020, è tuttora in essere. Continuiamo ad avere, in questa fase, numerosissimi accessi in urgenza, situazioni che si presentano già come gravi al momento dell’accesso al servizio, e ragazzi e bambini che manifestano sofferenza ad età inferiore rispetto a quella che poteva comparire prima e con dei livelli di aggressione anche al proprio corpo molto più importanti».

Dunque, «un incremento di agiti autolesivi, un incremento di diagnosi di disturbi del comportamento alimentare, un incremento di pazienti con ritiro scolastico e sociale – entra nei particolari –. Tuttora stiamo vedendo degli effetti di quelli che sono stati i due anni più severi di pandemia e di lockdown».

«Fare rete da subito»

Per fronteggiare questo momento in maniera efficace «quello che cambia è la necessità di fare rete subito, il prima possibile, su queste situazioni così complesse – osserva la dottoressa Zucchini –. Quindi, intercettare sia i bambini che le loro famiglie, ma anche tutte le risorse che il territorio può offrire. Avere la capacità di mettersi fin da subito in rete con quelle che sono le istituzioni educative/formative del territorio, le istituzioni scolastiche, i servizi sociali, gli enti locali. Perché molto spesso, quando si devono affrontare delle situazioni gravose o severe sia dal punto di vista sanitario che, spesso, anche dal punto di vista sociale (perché c’è anche una crisi economica che si è associata alla crisi sanitaria), bisogna cercare il più possibile di mettere in rete tutte le risorse che possano essere presenti sul territorio».

Un esempio? «Il ritiro scolastico e sociale è impensabile affrontarlo soltanto in ambulatorio – spiega – , ma è necessario fin da subito mettersi in contatto con le scuole, attivare anche i servizi sociali, contattare le istituzioni, i servizi educativi che possono essere presenti a livello territoriale, in modo da collaborare per cercare di lavorare insieme per il benessere del minore e della sua famiglia».

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