Sta andando in pensione e (come si dice in questi casi) ha un “sacco” di ferie da smaltire: almeno trecento giorni. Ha lavorato con passione, un po’ di nostalgia sa già che gli verrà e ora vuole lasciare un segno tangibile di cosa significhi fare squadra donando quei suoi riposi a colleghi con la necessità di passare più tempo in famiglia. Unica condizione: l’effettivo bisogno. È la storia di Roberto Angelini, direttore di una unità operativa “Veterinaria” dell’Ausl Romagna.

La “buonuscita”

«Nel corso della mia lunga carriera ho accumulato tanti giorni di ferie – ha raccontato ieri il dottor Angelini – e ora che sto per andare in pensione, ho deciso di ringraziare i dipendenti che ancora rimangono al lavoro e che sono in condizioni familiari di grave difficoltà».

Mette quindi a disposizione le ferie residue (circa 300 giorni). «Una sorta di “banca del tempo” aziendale prevista dal contratto nazionale, benché a fruire sia chi ne ha realmente bisogno. Per ora hanno accettato in due e ho ceduto 20 giorni a un dipendente e 30 a un secondo».

La lunga avventura

L’Unità operativa diretta da Roberto Angelini non è nata con l’Ausl, ma dieci anni fa. «Determinante – rammenta – è stato il passaggio dei sette Comuni della Valmarecchia in Emilia Romagna. Sono stati anni molto impegnativi e sono state affrontate continue situazioni di emergenza, vuoi per il passaggio dalle Marche all’Emilia Romagna, vuoi per le epidemie di influenza aviaria, per la mucca pazza, il virus della lingua blu, vuoi la West Nile Disease».

Questo impegno senza sosta si è tradotto in ferie non godute. «Ora sono arrivato al momento finale della professione, è ora di andare in pensione, so già che mi mancherà il non poter più essere di aiuto alla mia equipe “favolosa”. E così ho voluto fare un ultimo gesto che possa coniugare due cose – spiega meglio -: la possibilità per me di trattenermi qualche mese in più al lavoro, e la possibilità per qualche altro lavoratore che ne ha bisogno, di usufruire di un beneficio. Per prima cosa ho contattato il personale dell’ufficio presenze-assenze, dal quale ho avuto conferma che questa operazione era possibile. Poi ho reso noto questa mia disponibilità».

“Avanti c’è posto”

Per ora due dipendenti dell’Ausl hanno detto sì. «Non li conosco, non mi interessa il nome, mi sono solo raccomandato presso gli uffici aziendali che verificassero il possesso di un reale stato di disagio familiare che ne giustificasse l’assenza dal lavoro. Sono contento e questo rende ancora di più l’idea che l’Ausl Romagna è un’azienda unica, che più delle parole vale l’esempio».

Non finisce qua. «Se la salute mi aiuta e se avrò la fortuna di lavorare fino alla fine, posso cedere ancora 250 giorni. Vorrei diffondere il messaggio: se qualcuno è nelle condizioni di necessità può rivolgersi all’ufficio presenze-assenze. Io sono disponibile».

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