RIMINI. Augusta ha spalancato le sue porte ieri di prima mattina, alle 9, e le ha richiuse a notte fonda. Come ogni casa ospitale che si rispetti. Sì, perché è questo lo spirito con cui Gianluca e Gianpaolo Raschi sono sbarcati nel cuore del centro storico dal bagnasciuga di Miramare in cui nonno Guido nel 1946 aveva costruito un chiosco nel tempo divenuto ristorante di qualità che da 13 anni si fregia della stella Michelin. Augusta – cucina e cicchetto, il terzo ristorante del gruppo dopo il Mare di Guido a Bologna, è invece il tributo a nonna Augusta Biotti e sotto la guida accurata ed elegante dell’architetto Barbara Vannucchi è stato modellato come un’abitazione degli anni ’50 che si proietta nel futuro incrociando la storia della famiglia Raschi con quella della città che il locale racconta attraverso le sue varie stratificazioni.

Lo hanno ricordato subito i due padroni di casa nel descrivere il «sogno diventato realtà» con al fianco quello chef Paolo Bissaro new entry della Guido Srl non solo come cuoco e consulente di cucina. «In questo giardino da vivere a ogni ora grazie alla cucina aperta dalle 11 alle 23 con un aperitivo, un pranzo, un meeting di lavoro, una merenda, un cicchetto, un buon calice o una cena sotto le stelle si è circondati da gelsomini e piante, ma anche dai resti della Rimini Romana e del suo ghetto ebraico. E il perimetro è costituito dalle mura delle ghiacciaie medievali che erano i frigoriferi della città per la conservazione degli alimenti» hanno spiegato alla presenza del sindaco Andrea Gnassi che ha portato il saluto ideale della città a questa nuova avventura. «Lo abbiamo ribattezzato Il Giardino di Sandra ed è la tappa finale di un percorso che inizia con l’ingresso della casa che richiama anche il rinato Teatro Galli (la bottega-cicchetteria con in vendita le creazioni del laboratorio di ricerca Guido Lab e uno spazio aperitivo con cicchetti sulla scorta di un baccaro veneziano) e prosegue con il salone da pranzo con tanto di camino e tanti ricordi della nonna», hanno proseguito, chiudendo con una sottolineatura importante: «L’obiettivo non è portare Guido in città ma proporre una cucina più di pancia che di testa, popolare, figlia della fruibilità giornaliera e alla costante ricerca del buono».

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