Attenzione al sole se provoca pruriti, rossori e pustole

Mai come quest’anno una giornata di sole e di mare è diventata un desiderio così ambito nella maggior parte delle persone, ma attenzione a stendersi su teli e lettini da mare senza aver fatto prima i conti con i possibili effetti negativi del sole.

«Le dermatiti solari sono reazioni allergiche o tossiche che possono comparire in alcune persone dopo un’esposizione al sole» spiega la dottoressa E. Cristina Kovacs, dermatologa attiva sul ravennate.

Rossore, bruciore, prurito e pustole possono essere i sintomi di queste reazioni molto fastidiose. «Le dermatiti solari di origine allergica dipendono da una risposta del sistema immunitario e compaiono generalmente dopo 24-72 ore dall’esposizione solare, tempo in cui prende avvio, appunto, la cascata immunitaria. La reazione fotoallergica è caratterizzata in particolar modo da prurito, macchie pruriginose, e vescichette».

Quando la dermatite è di tipo tossico, invece, la sintomatologia compare immediatamente. «Le reazioni fototossiche sono indotte da farmaci, ad esempio alcuni antibiotici, o da altre sostanze come le droghe, circolanti nel sangue, che innescano una risposta infiammatoria. Altre volte, le dermatosi solari sono causate da malattie, per esempio la porfiria, un’alterazione del metabolismo. In questi casi le manifestazioni possono essere più importanti. Il rossore è immediato, il prurito è molto forte, accompagnato da una sensazione di forte calore. Si tratta di una vera e propria scottatura dovuta a una risposta infiammatoria che diventa evidente entro 24 ore dall’esposizione al sole».

Ci sono anche delle creme e dei prodotti di uso comune che possono produrre una fotosensibilizzazione. «Ci sono persino dei prodotti da erboristeria, l’iperico per esempio, che possono provocare reazioni sulla pelle quando si entra a contatto con il sole. Proprio per questo, una persona che soffre di particolari malattie o che assume farmaci per bocca o usa creme per la cute in maniera quotidiana, durante l’estate, prima dell’esposizione, dovrebbe chiedere al medico/farmacista se ci sono controindicazioni nell’utilizzo di quel determinato prodotto». La prima cura è infatti la prevenzione. «È buona norma usare una crema con un fattore protettivo 50+ accompagnata da integratori che riducano i danni solari, di solito a base di carotenoidi, specie se si corre il rischio di avere reazioni fotosensibili».

Se invece la reazione è già avvenuta è bene intervenire tempestivamente. «Bisogna interrompere immediatamente l’esposizione, usare una crema cortisonica ad alta potenza e se la zona interessata ha un’estensione importante, andare in ospedale perché va trattata come un’ustione. Nei casi più gravi, possono comparire anche parestesie (formicolio, pizzicore, punture di spillo), macchie scure, brividi, febbre e nausea».

Esistono alcune malattie dermatologiche già esistenti che peggiorano con l’esposizione al sole. Tra queste, la rosacea, detta anche couperose, è dovuta a un problema di vasodilatazione esagerata che peggiora con il caldo, con l’esposizione al sole e con tutto ciò che irrita l’epidermide. Si manifesta sul viso, è frequente nelle donne con la pelle chiara e peggiora in menopausa. Esiste anche una predisposizione familiare che facilita la sua comparsa. La couperose sembra scomparire con l’abbronzatura, perché i vasi dilatati tendono a scomparire, per riapparire ancora più evidenti quando l’abbronzatura se ne sarà andata, lasciando un quadro peggiorato. Anche in questo caso è fondamentale una crema solare con fattore protettivo 50+. Esistono anche creme colorate che mimano l’abbronzatura e nascondono l’inestetismo.

Anche il lupus eritematosi (una malattia autoimmune) peggiora con il sole. L’herpes invece si scatena perché il sole abbassa le difese locali e sollecita l’infezione erpetica, soprattutto sulle labbra. Chi soffre di herpes labiale dovrebbe usare uno stick specifico per tutta l’estate. Una delle malattie della pelle che invece tende a migliorare durante l’estate è la psoriasi, anche grazie all’azione dell’acqua salata, ma in piccole percentuali di casi tende anch’essa a peggiorare.

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