Lettera aperta del sindaco di Ravenna Michele de Pascale: “Egregio direttore, mi preme chiarire alcuni aspetti relativamente alla posizione del Gruppo consiliare La Pigna su Ravennantica, di cui si è scritto sul suo giornale. Sono ormai tre anni che la Pigna si accanisce inspiegabilmente su questa iniziativa culturale della città, il motivo di tanto livore al momento è ignoto e mi auguro che prima o poi la nostra comunità ne possa capire la ratio.
Se su altre tematiche riconosco alla Pigna di aver presentato proposte a volte condivisibili e ammissibili, altre meno, come è giusto che sia in una sana attività amministrativa del Consiglio comunale, su questo tema c’è una totale assenza di proposte, solo confusione e numeri citati spesso a sproposito.
Dunque approfitto del suo giornale per chiedere alla Pigna cosa dovrebbe fare a riguardo l’amministrazione comunale. Sciogliere RavennAntica? Licenziare 65 dipendenti, dei quali il 78% donne, il 77% laureati o con titoli superiori, per la maggior parte professionisti formati nel percorso universitario ravennate di Conservazione dei Beni culturali, frutto dunque di un sistema virtuoso che forma e impiega risorse di alto profilo nel nostro territorio?
Pregiudicare un circuito culturale di 10 siti dei quali cinque, che gestisce (Domus dei Tappeti di Pietra, Tamo, Cripta Rasponi, Antico Porto e Classis), attirano 220mila presenze l’anno, e gli altri cinque, nei quali gestisce i servizi di biglietteria e bookshop (Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Museo Nazionale, Mausoleo di Teodorico, Battistero degli Ariani, Palazzo di Teodorico) attirano 450mila presenze l’anno? Fermare un sistema di didattica museale che coinvolge oltre 25mila bambini e bambine e che raggiunge 28mila presenze con le attività rivolte alle famiglie o extrascolastiche? Abbandonare gli accordi con lo Stato e dare in mano i nostri siti museali a gestori che li abbandonano all’improvviso, licenziando i dipendenti (ri-assunti da RavennAntica nel rispetto della clausola sociale) e causando pericolose perdite?
Queste sarebbero solo alcune delle conseguenze, le più gravi, dello scioglimento di RavennAntica. Non sappiamo se questo scenario è quello che auspica la Pigna, ma spero di cuore che non sia così, perché tutto questo significa in estrema sintesi chiedere all’Amministrazione di disinvestire in cultura, e credo che nessuno possa condividerlo o augurarselo. Tutte le grandi città d’arte gestiscono i musei civici attraverso le fondazioni. E anche a Ravenna, in quanto grande città d’arte, la fondazione rappresenta lo strumento che l’amministrazione comunale si è dato per gestire i numerosi luoghi e le molteplici forme culturali: i musei, i teatri, l’università.
Si contesta inoltre a RavennAntica di ricevere troppi sostegni pubblici, ma nel contempo la si critica perché ha entrate commerciali. Delle due l’una. Tutte le fondazioni partecipate – dal Maggio musicale Fiorentino al Teatro alla Scala, ai Musei Capitolini – è previsto che abbiano attività commerciali. Tanto più che il bilancio di RavennAntica riporta il dato virtuoso relativo ad entrate per il 50% proveniente da biglietteria e bookshop, a riprova di una buona gestione anche degli aspetti economici e commerciali.
Ancora, la Fondazione RavennAntica ha conseguito nel tempo numerosi premi e riconoscimenti prestigiosi che confermano di nuovo una gestione virtuosa, per citare solo i principali: vincitrice del premio Francovich 2017, riconoscimento speciale della Sami – Società Medievisti Italiani – per la migliore valorizzazione di un sito di interesse medievale; vincitrice del premio Cultura di Gestione edizione 2018-2019 assegnato da Federculture, Agis, Alleanza cooperative italiane Turismo e Beni culturali, Forum nazionale del Terzo settore e Anci con l’obiettivo di identificare e premiare i progetti più innovativi nella gestione culturale, finalizzati allo sviluppo locale. Ravennantica vanta inoltre importantissimi protocolli di collaborazione con numerose istituzioni culturali di prestigio, primo fra tutti il Museo Archeologico di Napoli.
In ultimo mi preme sottolineare che la Fondazione RavennAntica è impegnata con grandi risorse ed energie in questa fase difficile e delicatissima di uscita dalla pandemia, a restituire alla città – nell’assoluto rispetto delle misure di contenimento del virus e distanziamento – i siti e le attività culturali, che rappresentano i simboli chiave della ripartenza di una comunità, mettendo a disposizione i suoi spazi all’aperto sia per i Cre che come palcoscenico a servizio di tutti i soggetti culturali della città.
Noi abbiamo le idee chiare sul futuro delle politiche di valorizzazione del patrimonio e sul ruolo che la Fondazione deve giocare, ma siamo sempre disponibili ad ascoltare le critiche costruttive degli altri e torno dunque a chiedere alla Pigna: cosa dovrebbe fare secondo voi, su questo tema, il Comune di Ravenna? Questa volta mi auguro di ricevere una proposta concreta e chiara”.

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