Asili nido privati di Imola, dopo la crisi riaperture in forse

IMOLA. «Ci sentiamo dimenticati da tutti e, avanti di questo passo, riaprire a settembre potrebbe essere molto difficile». È un coro quasi unanime quello che coinvolge educatrici e gestori degli asili nido privati a Imola, un servizio per le famiglie indispensabile a maggior ragione nelle prossime settimane, quando gran parte delle attività lavorative ripartiranno e le autorità sanitarie consigliano fortemente di non portare ancora i bambini dai nonni. E quindi a chi affidare i figli? Il bonus baby-sitter appare un palliativo e, in effetti, finora i ragionamenti ai “piani alti” hanno riguardato le scuole elementari, medie e superiori. Cosa succederà invece agli asili nido, che anche in estate solitamente continuano a lavorare a sostegno delle famiglie?
Gli asili privati
La situazione, più grave, logicamente, è quella degli asili privati al 100%, come conferma Paola del “Nido delle Coccole” di via Calamelli: «Siamo in 5 educatrici e ci prendiamo cura di 25 bambini. Il momento è difficile, perché non lavoriamo e comunque abbiamo bisogno di liquidità per pagare le spese vive. Ai genitori abbiamo proposto uno scontro del 70% sulla retta mensile. Alcuni sono stati splendidi e ci sono venuti incontro, altri hanno ritirato i propri figli, specie quelli che l’anno prossimo passeranno alla materna. L’ansia è tanta, certo i 600 euro di aiuto dello Stato per le partite Iva sono un primo passo, ma il futuro rappresenta una grossa incognita». Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Federica Raccagni del Gruppo Educativo “Le Coccinelle” di via dei Colli: «La situazione è drammatica. La nostra è una struttura piccola, con 8 bambini, e visto che l’anno prossimo tutti passeranno alla materna, i genitori hanno smesso di pagare la retta con l’inizio dell’emergenza sanitaria. È frustrante non essere mai presi in considerazione, perché per qualche mese possiamo pure resistere, ma la vedo dura arrivare fino a settembre. Sappiamo che le famiglie presto saranno in difficoltà con la gestione dei bambini durante il lavoro, noi siamo disponibili anche ad ampliare gli orari e i giorni lavorativi, ma in tal senso finora non ci sono state aperture dalle autorità addette». Queste strutture si trovano insomma in grande difficoltà: «Ce la passiamo davvero male – conferma Gessica del piccolo gruppo educativo “Arca di Noè” di via Molino Vecchio –, perché non abbiamo alcun sostegno da Comune e Regione. Lavoriamo in 3 educatrici, con 9 bambini, e per marzo abbiamo scontato ai genitori tutti i pasti, mentre ad aprile abbiamo proposto uno sconto del 60%. La risposta? Metà sì e metà no. Il momento è drammatico e non so se riusciremo ad aprire a settembre. Con il comitato Educhiamo abbiamo provato a far sentire la nostra voce a livello nazionale, ma sembra che non ci siano fondi».
I nidi convenzionati
Molto variegata e numerosa, a Imola, è anche questa realtà. A cominciare dalla Cooperativa Sociale Le Favole, che gestisce 5 strutture: «Siamo un gruppo di 29 educatori – spiega Elvira Geraci –, a casa dal 24 febbraio all’80% dello stipendio, per 9 settimane, grazie al Fis (Fondo Integrazione Salariale, ndr). Le rette? Per fortuna abbiamo tanti posti in convenzione con il Comune, agli altri abbiamo chiesto il 20% della quota una volta sincerateci che fosse stato loro pagato il bonus da 600 euro. Hanno accettato tutti senza problemi. Stiamo cercando di tenere il contatto con le famiglie (120, ndr), attraverso una sorta di didattica a distanza e l’uso dei social e delle chat, ma siamo preoccupati per il futuro. Abbiamo giardini grandi, allungheremo gli orari e i giorni di lavoro, utilizzando tutti i dispositivi di sicurezza necessari, ma la distanza fra bambini così piccoli proprio non si può garantire. Comunque noi ci crediamo e siamo pronti a ripartire appena possibile».
Fatica a guardare avanti Cristina della Cooperativa sociale “Il nido di Alice”: «A Imola gestiamo tre strutture, con 28 posti convenzionati e gli altri 8 privati. Per questo abbiamo deciso di non chiedere la retta a nessuno. Noi educatrici, 10 in tutto, siamo a casa in cassa integrazione. Siamo disponibili a tenere aperti a luglio ed agosto, con tutti i protocolli sanitari del caso, però abbiamo bisogno di informazioni. E poi a fine luglio scadrà il bando comunale, da attivare già entro il 25 maggio. Con quali indicazioni però? Intanto le spese vive restano e non sappiamo quanto durerà la cassa integrazione. Per venire incontro alle esigenze delle famiglie alcune educatrici stanno facendo da baby-sitter, normalmente non lo permettiamo, ma l’emergenza è pesante per tutti. Insomma, avanti così si rischia davvero di non riaprire a settembre».
Coop sociali
Altra realtà importante, con due strutture a Imola (più altre nel comprensorio), quasi 100 bambini seguiti e un gruppo di 30 educatori (tutti in cassa integrazione con il Fis), è la Cooperativa Sociale Seacoop: «La preoccupazione c’è, non si può negare – spiega Nizia Marino, responsabile tecno gestionale dell’area infanzia/educativa –. Cerchiamo di tenere il contatto con le famiglie attraverso la didattica a distanza, però non abbiamo informazioni sul futuro. Per quanto riguarda le rette, avendo quasi 80 posti su 100 in convenzione, l’abbiamo sospesa a tutti. Noi dei servizi all’infanzia siamo stati i primi a chiudere e logicamente saremo gli ultimi a riaprire, tenendo conto che parliamo di una fascia d’età alla quale chiedere il distanziamento sociale è praticamente impossibile. Confidiamo però, attraverso il confronto con enti e Regione, di arrivare a un piano efficace di riorganizzazione che cambi il nostro modo di lavorare. Gli educatori come baby-sitter a domicilio? Sarebbe stato possibile se i bonus fossero legati alla persona giuridica e non a quella fisica, così invece vanno in attrito con la cassa integrazione».
Sono 4 le strutture fra Imola e comprensorio gestite invece dalla Cooperativa Sociale Solco Prossimo: «Siamo preoccupati guardando al futuro – spiega l’amministratore delegato Michela Burattini –, perché la cassa integrazione per i nostri dipendenti finirà la settimana prossima. Senza dimenticare il problema sociale: noi seguiamo 110 bambini e nella fase-2, quando riaprirà tutto, le famiglie non sapranno a chi affidarli. Di sicuro ci sentiamo dimenticati, perché nessuno a livello politico parla di noi. Al Solco, per quanto possibile, stiamo cercando di aiutare i genitori: intanto abbiamo sospeso le rate a tutti, anche ai pochi posti privati che abbiamo. E poi insistiamo sulla didattica a distanza, anche attraverso filmati quotidiani con attività per i più piccoli e tanti consigli da parte della nostra coordinatrice pedagogica ai genitori, specie sul come gestire la comunicazione con i figli».

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