Ascanio Celestini al Fabbri di Forlì in “Pierino e il lupo e “Pulcinella”

FORLI’. ForlìMusica sceglie “Pierino e il lupo”, la geniale fiaba musicale di Sergej Prokofiev, e il balletto neoclassico “Pulcinella” di Igor Stravinskij per la chiusura della stagione concertistica.
E grazie alla collaborazione con Accademia Perduta, Amici dell’Arte e Associazione Maderna, propongono al pubblico del teatro Diego Fabbri, questa sera dalle 20.30, una prima assoluta delle due opere, con la riscrittura di Ascanio Celestini accompagnato dall’Orchestra Maderna diretta dal maestro concertatore Paolo Chiavacci.
«È stato Danilo Rossi, direttore artistico della stagione forlivese, e prima viola della Scala di Milano, a coinvolgermi in questo progetto, un anno fa – racconta Celestini –. Già avevamo lavorato insieme, mentre io avevo fatto un “Pierino e il lupo” con l’Orchestra Giovanile del Maggio Fiorentino, dedicandolo a mio figlio e a mia figlia appena nata. È un bell’incontro, infatti, quello dell’attore con l’opera di Prokofiev, perché a fare da fulcro sono la musica e la parte didattica legata agli strumenti e all’interpretazione dei musicisti. Dal canto suo, il racconto di Pierino più che una fiaba è un gioco: ed è come se l’attore dovesse attraversare un ponte… che però è già costruito».
Ci racconta la sua riscrittura?
«Altre fiabe hanno uno spessore antropologico diverso, hanno attraversato culture differenti e vanno a scavare in maniera metaforica nel vissuto. “Pierino e il lupo” invece dà spazio a ogni voce nuova, che riprende gli elementi originali ma secondo lo stile di chi li interpreta. Il meccanismo quindi è semplice, conferisce libertà alle parole dell’attore e quella leggerezza che comporta non avere simboli o sensi nascosti dietro i suoni».
Quindi sono notevoli il peso e l’importanza della parte musicale.
«Certamente: è il gioco che anche essi creano è il modo per cui la musica si pone non come una porta chiusa, ma come “luogo” accogliente».
Questo aiuta anche un pubblico non abituato al linguaggio classico.
«La musica del resto non nasce nei conservatori né in forma scritta, come capita anche al racconto, che si diffonde per millenni solo oralmente. Le scuole poi si barcamenano per riconoscere regole a una lingua che già esiste ben prima di loro… Ma sia le parole che le note vengono concepite perché possiamo farci capire, perché possiamo esprimere quello che sentiamo e che pensiamo. Quanto alla musica: tanta parte nasce per far danzare, per permettere di condividere gioie e dolori, e se capita di provare un senso di inferiorità verso di essa è solo perché è stata formalizzata al punto tale da diventare una porta chiusa».
Lo spettacolo propone anche la suite di “Pulcinella”.
«Dove mi sono riservato una libertà anche maggiore: racconterò infatti storie della nostra tradizione orale legate al personaggio dello “sciocco” che prende tutto alla lettera e non si sa mai se viva sfalsato rispetto alla realtà comune perché è stupido o perché vede molto più a fondo e lontano degli altri».
Anche se lei non è molto propenso alle presenze televisive, ultimamente l’abbiamo vista ospite di “Propaganda live” di Diego Bianchi.
«È una proposta diversa nel quadro della tivù italiana, una trasmissione in diretta che investe molto sul tempo: questo permette di articolare e completare i discorsi, e una scelta del genere sta pagando anche in termini di ascolto. Quanto alle trasmissioni – rissa, quelle sono fatte per lo spettatore bulimico: non si diffondono contenuti ma rabbia e spaesamento, e ci si alza dal divano gonfi, ma vuoti».
Biglietti: 16-5 euro
Info: 0543 26355

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