Artusi, la storia di un uomo che crede fortemente in un’idea

È stato scelto a ragion veduta il 25 gennaio per il debutto dello spettacolo di e con Simone Toni al teatro Verdi di Forlimpopoli (ore 21). Proprio il 25 gennaio del 1851 infatti il Passatore vi irruppe e derubò i presenti, tra cui Artusi, che anche per questo decise poi di trasferirsi a Firenze. Ecco allora che Toni, vincitore nel 2020 del premio internazionale “Ivo Chiesa” per la sezione “Futuro del teatro” stasera dà La parola all’Artusi, con drammaturgia di Simone Faloppa, costumi del Teatro nazionale di Genova, luci e scene di Riccardo Canali, aiuto regia di Annalisa Salis. «Il truccatore Luca Oblach mi ha trasformato in Artusi! – racconta Toni –. E infatti sono in scena proprio con l’aspetto della statua all’ingresso di Forlimpopoli, e da qui parto per raccontare una storia di grande poesia».

Ma di Artusi si è detto e scritto molto in questo bicentenario.

«È vero: e a Forlimpopoli la… convivenza con lui è inevitabile. Io per primo comunque gli sono riconoscente: da quando sono andato via nel 1999 a oggi vedo infatti tanti cambiamenti positivi legati alla valorizzazione della sua figura, da Casa Artusi alla creazione di relazioni. Il merito va alle Amministrazioni, in primo luogo quella del sindaco Zoffoli da cui tutto iniziò, e un po’ anche a noi artisti che abbiamo suscitato interesse per questa cittadina, che è diventata così anche più bella da abitare».

Lo fa raccontare ad Artusi?

«Con un taglio particolare: quella di Artusi infatti è la storia di un uomo che crede fortemente in un’idea, a suo tempo anche snobbata, e pubblica La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene a 71 anni. Raggiunge quindi il successo negli ultimi vent’anni della sua vita, e dalle prime mille copie stampate a proprie spese, arriva a 35 edizioni tradotte in tutto il mondo. Partendo dall’ultimo giorno di vita di Pellegrino, tratto così la storia editoriale del libro in forma di varietà utilizzando l’autobiografia, Tutto vi dono, scritta nel 1903, i documenti delle case editrici, o le lettere di quegli emigrati che portavano il libro al di là dell’Oceano per utilizzarlo aprendo ristoranti che sapessero di casa».

Varietà: quindi ci sono anche canzoni?

«Sì, e pezzi in grammelot: insomma, è uno spettacolo leggero ma da cui emerge che il tema apparentemente semplice della gastronomia in realtà è un motivo di vita e apre la strada a professioni. Il successo di Artusi in tarda età dimostra infatti anche a noi, ai nostri giovani, che non tutto arriva in fretta, e che bisogna consolidare conoscenze e talenti».

Un po’ come ha fatto lei.

«Sì, sono andato a Milano quando ero molto giovane, ma ho avuto la fortuna di lavorare per nove anni con Luca Ronconi, e poi ho fondato una mia compagnia, Gli Incauti. A Forlimpopoli però sono legato, qui ho la mia famiglia e la mia storia: e spero di portare il teatro che conosco in un territorio dalle grandi potenzialità, creando una scuola di teatro, dando vita a residenze d’artista, scoprendo nuovi talenti: insomma, realizzando i miei sogni!».

Info: 351 5696339. Libero
artusi200@gmail.com

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