Arturo Brachetti riparte dal Galli: l’intervista

Novanta minuti di fantasia, magia, pirotecniche trasformazioni. Cantanti, protagonisti televisivi, icone pop. Da Elvis Presley a Wonder Woman, da Pavarotti a Hulk. In un battibaleno il palcoscenico diventa girandola di personaggi e di arti poliedriche: il mimo, le ombre cinesi, la chapeaugraphie, il sand painting che si intrecciano a raggi laser e a videomapping. Torna Arturo Brachetti a stupire gli spettatori con il suo one man show “Solo. The legend of quick-change”. La quinta tournée parte proprio da Rimini, da questa sera a venerdì al teatro Galli. Dopo più di 400 repliche e 450mila spettatori in quattro stagioni, l’artista riporta la sua energia in scena, per dar vita a quattro serate e a un’immersione tra le innumerevoli invenzioni che lo hanno reso il maestro internazionale del trasformismo. Ben 60 i nuovi personaggi, creati appositamente per questo spettacolo, che si alterneranno con i classici che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Passato e presente. Reale e surreale. Da una casetta della bambole la magia per ogni stanza e la scoperta di universi per stupire e far pensare.

Con quali emozioni torna sul palcoscenico?

«Ritornare sulle scene dopo questo anno di pausa ridà senso alla mia vita – racconta Arturo Brachetti –, sono nato con questo destino che ho scelto e costruito. Questa è la mia missione su questo pianeta. Ho imparato i primi giochi di prestigio a 13 anni, in seminario e da quel momento ho capito che la mia vocazione è far sorridere e far sognare. Nel 1979, quando ho iniziato, ero l’unico al mondo a fare questo numero. Avevo 6 personaggi. Oggi ne ho più di 400. La gente è molto entusiasta di tornare a teatro. Ha voglia di socializzare e il teatro è questo, è come l’amore, è bello farlo dal vivo, non su internet».

Ha aggiunto nuovi personaggi?

«Sì, quelli de La casa di carta e hanno molto successo. Nel periodo di lockdown ho anche imparato a dipingere personaggi storici e televisivi al contrario. Questa nuova abilità l’ho inserita però in un altro spettacolo. Ho scritto anche podcast che usciranno presto».

Se dovesse definire l’arte del trasformismo quali parole userebbe?

«Non è solo l’arte delle sorprese visive, è molto di più. Racconto un concetto, delle metafore, narro con le immagini per arrivare al cuore, per emozionare. Alla meraviglia si fondono la nostalgia e la poesia».

Chi è Arturo Brachetti?

«Sia sul palco sia nella vita sono un Peter Pan sessantenne che fa pace con la sua ombra. L’ombra è un’entità che corre sulla terra, mentre io voglio volare e nello spettacolo ci riuscirò. È un momento magico, in cui mi avvicino al pubblico, ne posso vedere i volti».

Qual è la sua isola che non c’è?

«Sicuramente la mia casa a Torino. Sono circondato da specchi che parlano, da tanta luce, da muri che si spostano. Chissà, magari un giorno la aprirò al pubblico».

Atmosfere surreali.

«Felliniane direi. Sono il fan numero uno di Fellini. Anni fa ho fatto un pezzo su di lui. Per lui la neve era coriandoli, il mare stoffe di seta. Tutto era artificiale. Così è anche a teatro in cui c’è una semplicità naïf che incanta».

C’è un personaggio che ancora non ha mai voluto interpretare?

«I personaggi politici in generale, perché nel trasformismo certamente mi superano. Non sono legato all’attualità. Ciò che mi suggestiona sono i film, i cartoni animati. Tutto ciò che è legato alla funzione dell’immaginazione. Per questo consiglio ai giovani di leggere tanti libri e lasciarsi andare alla fantasia».

Inizio alle 21. Info: 0541 793811

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