RIMINI. È Remo Panzavolta, pittore, scultore e brillante poeta dialettale riolese recentemente scomparso, a curare nella primavera del 2004 la retrospettiva dedicata a Francesco Bagnaresi (Riolo Terme 1891– Bologna 1968) organizzata dall’assessorato alla Cultura di Riolo Terme con la collaborazione dell’Associazione Comunità e Ambiente nella Rocca Trecentesca della cittadina romagnola. Il catalogo edito dalla locale Tipolito Eleni, contiene gli scritti di Giovanni Fabbri, Ugo Mongardi Fantaguzzi, Luciano Bertacchini che forniscono dettagliati riferimenti biografici oltre a elementi critici sulla pittura di un “personaggio di spicco dell’arte riolese” come lo definisce Panzavolta nella presentazione. A questi contributi, si aggiunge il saggio redatto da Federica Giacomini e Carlo Rossini riguardante l’attività di architetto svolta da Bagnaresi dopo il diploma conseguito all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
A partire dal 1920 realizza progetti di restauro e sistemazione urbanistica, opere pubbliche, come la Chiesina dedicata ai caduti della Grande Guerra, il corpo centrale del cimitero, oltre a numerosi edifici di committenza privata a Riolo Terme, Bagnacavallo e Castel Bolognese. Nonostante i numerosi impegni professionali continua a disegnare, dipingere, con una predilezione per l’acquerello, per tutta la vita. Una passione iniziata durante l’Accademia, condivisa con l’amico e compagno di studi Giorgio Morandi.
Nel 1914 aderisce al movimento futurista che abbandona dopo poco tempo per dedicarsi a un figurativo lirico e sentimentale applicato alla pittura di paesaggio specialmente i dintorni del paese natale, i campi, i calanchi, le vallate e le colline, senza escludere le nature morte e i fiori. Più moderno, incisivo ed efficace si rivela quando riprende vedute urbane, scorci di architetture cittadine, strade, vetrine così come stazioni ferroviarie, dove risalta il dinamismo vitale della folla costantemente presente. Un riavvicinamento al primo amore futurista. Un amore che si riaccende dopo l’incontro a Udine con l’aeropittore Tullio Crali, amico di Marinetti che lo porta ad esporre alla XXIII Biennale di Venezia del 1942 cinque opere nel padiglione del futurismo italiano tutte accomunate nel titolo dal termine “dinamismo” applicato alla vita cittadina e ai treni. La partecipazione gli vale l’inserimento fra i protagonisti di “Romagna Futurista”, la straordinaria mostra curata da Beatrice Buscaroli Fabbri con la collaborazione di Alessandro Ortenzi nel Museo San Francesco della Repubblica di San Marino nel 2006.
L’amicizia con Morandi nata su banchi di scuola continua durante la Grande Guerra, quando Bagnaresi fa parte del 2° Reggimento Genio-Casale al fronte. «Sono un po’ il pittore ufficiale del comando della mia zona. Rappresento dei settori, e delle posizioni ..», scrive all’amico perché gli procuri materiale da disegno e pittura a Bologna. La frequentazione fra i due continua nel tempo. Da Morandi, l’architetto apprende i segreti delle tecniche incisorie e calcografiche, tanto che nel 1956 il maestro bolognese gli farà dono del proprio preziosissimo e amatissimo torchio a stella.

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