Nell’estate del 1955 a Riccione viene organizzata dall’Azienda di Soggiorno la Iª Mostra Regionale d’Arte Moderna alla quale partecipano 120 pittori. I premi in palio aggiudicati dalla commissione formata da Giovanni Ciangottini, Francesco Nonni e Bruno Saetti vanno a Gino Gandini di Reggio Emilia, Giorgio Spada di Forlì, Giuseppe Natali di Bologna e Carlo Crispini (Pontelagoscuro 1902 – Bologna 1992). La cronaca dell’evento è di Orlando Piraccini, pubblicata sul catalogo della mostra “Quadri in Comune. Per una Galleria d’arte moderna a Riccione” da lui coordinata con Daniela Grossi nel 1995, edito da Ramberti di Rimini. Il dipinto di Crispini risultato vincitore, “Interno”, figura tra le opere entrate nella raccolta cittadina. Dopo gli studi ad Argenta, Crispini si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1925 mentre già partecipa alle mostre cittadine dall’anno precedente. Inizia l’insegnamento scolastico a Ferrara dove espone nel 1929, nel ’31 e nel ’33. Nel 1941 si trasferisce a Forlì dove continua la sua attività di docente in diversi istituti fino al pensionamento nel 1956. Luigi Servolini presenta la sua prima mostra forlivese nel 1942, poi nel dopoguerra la partecipazione artistica pubblica di Crispini è frequente ed è costante la sua presenza alle collettive e ai premi con ampi riconoscimenti di merito come a Forlì, Clusone, Cesenatico, Riccione, e più volte al “Campigna” di Santa Sofia. Viaggiatore appassionato si muove in Italia e in Europa, anche con soggiorni prolungati. Con altrettanta passione si dedica alla poesia, una componente importante della sua arte. Negli ultimi anni si trasferisce a Bologna continuando a dedicarsi alla pittura. Una pittura la sua non facile, non immediata, fatta di sfumature, di volumi che perdono di consistenza, si polverizzano, mentre i colori virano in lievi passaggi tonali armonici. «Le radici della cultura figurativa crispiniana vanno individuati nei nabis francesi e specialmente nella poetica di Bonnard», scrive con competenza Orlando Piraccini sul catalogo della mostra “Carlo Crispini dal Po al Campigna. La pittura oltre l’apparenza” da lui coordinata con Caterina Mambrini e Giuseppe Michelacci nel 2013 edito da Passatore di Forlimpopoli. In accordo, nella stessa pubblicazione Lucio Scardino riconduce ai numerosi viaggi a Parigi la conoscenza dei nabis che «lo fece diventare ancora più sintetico e “sfatto”, eseguendo dipinti in cui la luce sembra dissolversi sfiorando brocche, lumi, candelabri…». Anche Giorgio Ruggeri nella monografia “La vita e l’opera di Carlo Crispini, pittore e poeta” pubblica da Grafis, Bologna nel 1991 puntualizza come sia «…il rapporto di luce-colore che scorpora gli oggetti trasfigurandoli…». Ma il segreto della sua arte è straordinariamente rivelato da alcuni i versi della raccolta di liriche pubblicata da Rebellato di Cittadella nel 1968: «Porto via quel tanto che l’occhio / furtivo aggredisce, per il godimento / di farlo mio…», citato con acume da Giordano Viroli nel volume “Pittura dell’Ottocento e del Novecento a Forlì” Nuova Alfa Editoriale, Forlì, dove aggiunge: «La pacata dolcezza che era al fondo del temperamento di Crispini lo portava sciogliere le forme in un velo fioco, delicatamente sfumato».

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