Arte, via a “Gradara Contemporanea”

Inaugura oggi Gradara Contemporanea, una mostra diffusa che durerà fino al 26 giugno e che racchiude nel nome il fulcro del progetto: creare un intenso dialogo tra patrimonio storico ed arte contemporanea. In occasione dell’inaugurazione, alle 18 al Conventino, si terrà il primo di quattro incontri in cui lo storico dell’arte Gabriello Milantoni descriverà lo studio svolto sul complesso monastico francescano del Conventino di Gradara e seguirà il concerto del gruppo Arsemble. L’intento è quello di evocare lo stesso clima musicale presente alla corte di Vittoria Montefeltro Della Rovere, dando agli ascoltatori la possibilità di immergersi nelle sonorità dell’epoca. Il momento esecutivo dei musicisti è affiancato da un’intensa attività di ricerca sul patrimonio della tradizione musicale, grazie anche alla collaborazione di storici della musica (su prenotazione alla mail: gradaracontemporanea@gmail.com o al numero 333 4844077).

Grazie alla mostra diffusa il centro storico diventa così un enorme museo a cielo aperto, le vie rappresentano le gallerie e i locali storici le sale in cui verranno esposte le opere d’arte. Sedi espositive saranno l’Emporio La Loggia, il Giardino Segreto, il Conventino e il locale comunale Casa del Gufo. Le opere d’arte verranno inserite nei luoghi all’insegna di un costante dialogo tra antico e moderno, tra artisti emergenti e affermati, per far sì che si valorizzino ed esaltino a vicenda.

Gli artisti che esporranno le loro opere sono: Paola Amati, Elisabetta Angeli, Barbara Baiocchi, Luciano Baldacci, Leonardo Blanco, Angelo Borgese, Davide Conti, Giovanni De Benedetto, Enrico De Luigi, Andrea Esposito, Francesco Ferranti, Concetta Ferrario, Angela Filippini, Davide Frisoni, Luca Giovagnoli, Roberto Grosso, Miriam Lopez De La Nieta, Giancarlo Nucci, Filippo Manfroni, Giorgia Melegrana, Marco Morosini, Alessandro La Motta (con l’opera “Paolo e Francesca” che dà il volto alla rassegna), Carlo Ravaioli, Lola Montes Schnabel, Paolo Simonazzi, Marialuisa Tadei, Renzo Vandi.

Alla mostra diffusa si affiancheranno quattro incontri al Conventino di Gradara con personalità di spicco del mondo dell’arte, della storia e della letteratura (necessario prenotarsi alla mail: gradaracontemporanea@gmail.com o al numero 333 4844077). Dopo Milantoni sarà infatti la volta di Davide Brullo, direttore editoriale della rivista culturale “Pangea” insieme all’artista Angelo Borgese il 12 giugno (ore 19); domenica 20 giugno alle 19 conversazione tra Roberto Semprini, designer e professore all’Accademia di Brera di Milano, e Matteo Sormani, fondatore di “Art-Preview” (che organizza la rassegna; sabato 26 giugno infine l’incontro tra Davide Rondoni, poeta e scrittore, e l’artista Alessandro La Motta.

C’è anche l’opera Paolo e Francesca dell’artista riminese Alessandro La Motta nella mostra diffusa Gradara Contemporanea che inaugura oggi alle 18 al Conventino (via dei Cappuccini, 13). Di recente La Motta ha preso parte anche alla mostra collettiva Argonauta esposta fino al 15 luglio all’Augeo Art Space di Rimini e curata da Sergio Antolini, con le opere scultoree dedicate a Trittolemo e Ulisse, ma soprattutto ha visto trovare alla sua “Lighea” una sede definitiva all’interno del Museo del Mare di Filicudi nel comprensorio delle Isole Eolie, sotto l’egida del Museo Archeologico di Lipari.

«È una grande gioia sapere che tra i mille racconti di mare e miti, antichi e moderni, da Ulisse fino al mirabile racconto di Tomasi di Lampedusa sulle sirene e le stampe in antichi bestiari marini e pitture vascolari greche e capitelli romanici, anche la “Lighea” si annovera tra le storie da raccontare e le sue illustrazioni da citare. Il museo del mare rappresenta così l’ultimo confine dove parole e immagini si fermano e le sirene, tra cui questa, si consegnano all’infinito mare», racconta l’artista.

Da qualche tempo si è dedicato alla scultura e a “Gradara Contemporanea” ha deciso di omaggiare “Paolo e Francesca”. Com’è nata questa opera?

«Siamo a Rimini quindi è assolutamente centrato con il territorio e poi ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante. La mia indagine si sofferma sullo sguardo prima del bacio, prima che tutto il resto accada. Cerco così di fissare il tempo, un attimo che è del tempo ma che trascende il tempo stesso. Due volti che si guardano, due lacerti di figure, spogliati di tutta l’allure romantica con cui sono stati rappresentati e riconsegnati alla modernità come due volti segnati dalla vita e da ciò che accadrà di loro. Al contempo sono intatti nel loro incrocio di sguardi, nell’intensità di quello sguardo, di quella passione. Di quel bacio, che li ha perduti. L’amore è quel sentimento inalienabile che rende immortale questa storia; è questo che con Dante dopo settecento anni ancora andiamo cantando». I. G.

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