Arte, torna la Biennale dei giovani a San Marino

Il primo movimento è una discesa sotto terra: proprio al di sotto del luogo simbolo delle istituzioni e della Repubblica, Palazzo Pubblico. Attraversato il buio e il selciato terroso, si apre la grande “botte”, una delle due enormi cisterne (capienza 600 metri cubi d’acqua) utilizzate nel corso dei secoli per la raccolta della risorsa idrica per il territorio dell’antica terra della libertà. Chiuse e inutilizzate dalla fine dell’Ottocento, si riaprono al pubblico per ospitare una delle installazioni artistiche della 19ª edizione della Biennale del Mediterraneo, la Biennale dei Giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, inaugurata ieri e visitabile fino al 31 ottobre.
Un evento che riporta il Monte Titano al centro della scena artistica moderna e contemporanea, con lo sguardo ad un passato glorioso, quello degli anni dal 1956 al 1967, quando la Repubblica di San Marino fu promotrice di sei Biennali Internazionali d’arte che annoverarono tra i curatori figure di intellettuali e critici d’arte come Giulio Carlo Argan e che a livello locale furono volute e sostenute da personalità come Giordano Bruno Reffi e Gerardo Filiberto Dasi.
Da ieri visitabili (con visite guidate, info 0549 888241) i luoghi scelti dal team di giovani curatori guidato dai senior Simone Frangi e Alessandro Castiglioni, disseminati di opere e segni artistici della giovane arte contemporanea.
È una installazione site specific dell’artista torinese Marco Giordano quella che si incontra al centro della grande cisterna del Pianello. Micro sculture in vetro e vapore acqueo, luce e buio. E tracce sonore affidate all’artista milanese Francesco Venturi. I segni dell’acqua che si intravedono come spesse graffiate, cicatrici, pennellate, sulle pareti. «Ho voluto creare questi corpi-sculture attraversati da vapore acqueo, creare uno stato di sospensione, di trasformazione in cui ha luogo un collasso tra aria e acqua e dove intervengono anche elementi organici nella materia delle sculture» ha spiegato l’artista.
Nel segno della liquidità del vivere e dei viventi, delle trasformazioni, della de-familiarizzazione dagli stereotipi, per arrivare a rimodellare la comprensione delle identità statiche e del senso di appartenenza si muove questa Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo intitolata School of Waters: per “imparare” dall’acqua, anche in un’ottica di nuove modalità di didattica e apprendimento. E fino a volere «ripensare le maglie della storia» ci indica Simone Franci nel guidare alla visita all’interno di Palazzo Sums trasformato in spazio, galleria, di arte contemporanea: dal monocromo con tintura di caffè (prodotto simbolo della colonizzazione) dell’artista ruandese Francis Offman, ai textile paintings di Sophie Utikal che si rifà a una forma di protesta silenziosa delle donne sotto il regime di Pinochet, ai tre dipinti di Eleni Odysseos, che dialogano con l’iconografia bizantina. Altro fulcro espositivo, la Galleria Nazionale, ma anche la “monumentale” Prima Torre.

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