RIMINI. In Italia la Festa della mamma nasce nel 1956 a Bordighera con finalità di promozione turistico-commerciale. L’anno successivo si ripete ad Assisi con un significato religioso cristiano e non solo. Da allora questa festività civile viene celebrata in tutta l’Italia la seconda domenica di maggio.
Oltre alla figura materna e al suo ruolo sociale, è il prodigio della maternità che viene festeggiato: un evento che accomuna «uomini e bestie» parafrasando Trilussa. Sono molti gli artisti romagnoli che in più occasioni ritraggono scene di maternità animale straordinarie per la loro capacità di intenerire il cuore dell’osservatore.
Giuseppe Ghinassi (Faenza 1844-1903), ceramista e ottimo pittore, allievo di Achille Farina docente alla Scuola di Disegno di Faenza, realizza con grande finezza di segno e di colore la pecora che allatta l’agnellino in primo piano sulla pianura. Una scena che conferma la sua particolare sensibilità nel ritrarre aspetti dell’affettuosità materna tra gli animali domestici. L’opera fa parte del Fondo Piancastelli della Biblioteca civica di Forlì ed è riprodotta nel catalogo della mostra “Romagna” curata da Franco Bertoni e Franco Bonilauri, edito da Analisi, Bologna, nell’89.
Nello stesso volume figura anche il luminoso acquerello di mamma oca seguita dalla sua numerosa figliolanza, dipinto da Cesare Lanconelli, artista ravennate molto dotato e attivo in Romagna a cavallo tra ’800 e il ’900, del quale purtroppo mancano notizie biografiche.
Un gruppetto di anatroccoli attorno alla madre mentre beccano in una ciotola sull’aia è ritratta nel 1935 da Luigi Servolini (Livorno 1906-1981) uno dei grandi maestri e teorici dell’incisione italiana. Docente dal 1930 all’Istituto del libro di Urbino, nel 1939 si trasferisce a Forlì per dirigere gli Istituti culturali e artistici della città, ruolo che mantiene fino al 1953. In questi anni incide xilografie di copertina di grande pregio per “La Piè”, la rivista diretta dall’amico Aldo Spallicci. La serie di maternità animali che realizza nel ’35 comprende anche la cavalla e la mucca che allattano i rispettivi redi. Tavole fortemente contrastate, incise con un segno robusto e deciso, dove emerge la bravura dell’autore nel mettere in evidenza il dinamismo dei piccoli impegnati a poppare, contrapposti alla monumentale immobilità delle madri.
Edoardo Pazzini (Verucchio 1897 – Rimini 1967), sincero cantore della campagna e del mondo contadino, disegna una scena simile, ma più coinvolgente emotivamente, quasi il proseguimento delle precedenti: il vitellino è immobile, non “tira”, forse è sazio o è finito il latte, mentre la madre, voltando la testa, controlla cosa succede…
A questi artisti si aggiunge Enzo Bellini (Santa Sofia 1932-2015), pittore, grafico, incisore, illustratore e scenografo di rara bravura, anche lui profondamente legato alla civiltà contadina e al mondo della natura e degli animali. Si passa dall’area domestica a quella selvatica, in una ambientazione notturna dove la luna piena permette di intravedere un contadino con la falce e una fascina sulla schiena mentre ritorna a casa. In primo piano, in grande risalto, un gheppio con la testa bruna porta il cibo, forse un grosso insetto, ai suoi piccoli nel nido. È la mamma. La competenza e la precisione di Bellini sono una garanzia.

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