Arte: il pesce Sanpietro dipinto dai romagnoli

“Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?».Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?».Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: «Quindi i figli sono esenti.Ma perché non si scandalizzino, va’ al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te».

Il pesce pescato da Simone presenta delle macchie scure sul corpo della dimensione dell’impronta di un pollice e la leggenda vuole che siano quelle lasciate dall’apostolo che diventerà San Pietro. Il pesce da allora prende il nome del suo pescatore. Resta da capire come un pesce d’acqua salata, comune nel Mediterraneo, si trovasse nell’acqua dolce del Lago di Tiberiade detto anche Mare di Galilea e questo potrebbe spiegare il fraintendimento. Benché di aspetto poco gradevole, è estremamente apprezzato in gastronomia. Adagiato su una fiamminga lo ritrae con magistrale verismo Maceo Casadei (Forlì 1899-1992) nella tela acquisita dal Comune di Riccione nel 1969 ed esposta a Villa Franceschi. Accuratezza e tonalità che richiamano la “Natura morta con pesce San Pietro, sporta, canocchie e secchio” dipinta nella seconda metà del ’700 dal frate agostiniano Nicola Levoli (Rimini 1728-1801), un maestro nelle nature morte con alimenti e utensili da cucina. Come loro Luigi Servolini (Livorno 1906 – 1981), uno dei grandi maestri dell’incisione italiana, dal 1939 al 1953 direttore degli Istituti Culturali ed Artistici di Forlì, incide la nitida xilografia a un legno della tavola imbandita, dove troneggia un bel San Pietro impiattato. In compagnia di altri pesci figura nella varietà del pescato sulla carta gialla dipinto nel 1976 da un Giovanni Sesto Menghi (Rimini 1907 – Longiano 1990) ancora memore delle lezioni “estive” di Filippo de Pisis. Sempre collocato nel contesto di un “misto mare” lo si ritrova nel rapido e vivace acquerello “Pesci” del 1978 dipinto dal poliedrico Lucio Bernardi (Santarcangelo di Romagna 1919 – 2010) presentato alla mostra “Il mare di Rimini nella pittura del Novecento riminese” nel 2002 all’Associazione “E scaion” a Viserbella, tra le opere d’arte della collezione della Cassa di Risparmio di Rimini oggi Crédit Agricole. In “natura morta con paesaggio” Armido Della Bartola (San Mauro Pascoli 1919 – Rimini 2011) del quale quest’anno ricorre il decennale della morte, dipinge una improbabile composizione dove un pesce San Pietro ben evidente si trova in compagnia di sgombri, moletti e un paio di rombi, ai quali si aggiungono una teiera e della frutta di diverse qualità. L’insieme è espresso con contrasti violenti di colore in una luminosità abbagliante dietro la quale si staglia la veduta di una costa che ricorda il litorale garganico.

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