Arte: i pittori romagnoli dell’amore

Il fidanzamento è il periodo durante il quale i due innamorati si frequentano, si scoprono e si conoscono per acquisire sufficienti sicurezze prima del matrimonio. Oggi il termine ha perso molto del suo significato originale, ma in passato fidanzarsi o rompere un fidanzamento sono eventi ben codificati nel costume sociale della comunità. Le giovani coppie in attesa di convolare a nozze sono spesso il romantico soggetto degli artisti di tutte le epoche. Silvestro Lega (Modigliana 1862 – Firenze 1895) dipinge “I promessi sposi” nel 1869, uno degli ultimi quadri realizzati alla fine della sua permanenza nella villa della famiglia Batelli sulla sponda del torrente Affrico a Piagentina, dove, con i “macchiaioli” Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi e Telemaco Signorini dà vita alla Scuola che prende il nome dalla località. È un anno funestato dalla perdita del fratello Dante, della grave malattia di Virginia Batelli che morirà l’anno dopo e, in aggiunta, il suo mecenate è in bancarotta. Realizzato con effetti pittorici che esaltano la tenerezza dell’immagine: due innamorati a braccetto nel crepuscolo rosato della campagna, presi dal loro conversare esclusivo, sono sorvegliati con indulgenza da una persona di famiglia accompagnata da due bambine, una delle quali sembra interessata al cerimoniale al quale assiste mentre l’altra è distratta e raccoglie dei fiori di campo. È un’opera situazionale per gli aspetti psicologici, sociali e culturali che la caratterizzano capace di offrirsi all’interpretazione individuale dell’osservatore. L’anno successivo Lega realizza “I fidanzati”, la piccola tavola, copia un po’ rivisitata dei due “promessi” inquadrati da soli.

Non è da meno Flavio Bertelli (San Lazzaro di Savena 1865 – Rimini 1941) quando nel 1895 dipinge “Il tramonto e l’alba”. Due innamorati più sciolti e arditi, il braccio dell’uomo cinge la vita della ragazza, sono a passeggio sulla strada sterrata di campagna fra vecchi casolari e ruderi, illuminati dalla luce rosa-arancione dell’orizzonte. Negli anni ’90 Bertelli pratica una pittura vicina al divisionismo per interpretare la luce e rendere naturali le scenografie che descrive, senza dimenticare la lezione dell’amico e maestro Telemaco Signorini. Affetto da una depressione unipolare grave e altre patologie, si muove in Valmarecchia e sul litorale per rifugiarsi a Bellaria, disperato, malato e in estrema povertà. Con Domenico Baccarini (Faenza 1882-1907) arriva la “Notte amorosa” eseguito fra il 1903 e il 1904. Un viale alberato sotto il cielo stellato, un’atmosfera romantica forse sigillata da un bacio della coppia, espressi con straordinario chiaroscuro. Sempre in ambiente boschivo i fidanzati di Francesco Nonni (Faenza 1885 -1976) incisi nel 1925 per il numero di luglio della sua rivista “Xilografia”, con gli occhi chiusi, rapiti dall’immaginario di coppia, rivelano l’intensa intimità che li unisce tenendosi per mano. Moderni nella forma, nel segno e nel colore, “I fidanzati” di Franco Gentilini (Faenza 1909 – Roma 1981) del 1955 che l’artista immortala in primo piano nella fissità di un metafisico dagherrotipo post-cubista realizzato con la sua tecnica innovativa, sabbiosa e graffita, sviluppata dopo i primi viaggi a Parigi.

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