Arrivati col barcone, conosciuti all’Hub e oggi sposi a Cesena

E vissero felici e contenti, si spera. Non c’è epilogo migliore che potrebbe inquadrare la vicenda di Sapia Assebe e Soualio Bakayoko che dopo un lungo percorso di accoglienza e di integrazione in Italia sono convolati a nozze coronando il loro sogno più grande: vivere insieme. E lo faranno a Cesena. L’unione è stata celebrata oggi pomeriggio dall’assessora all’Integrazione Carmelina Labruzzo nella Sala degli Specchi di Palazzo Albornoz e tra i pochi presenti c’era anche il loro piccolo figlio Moussa. I due, lei 26 anni del Camerun e lui 31 nato in Costa d’Avorio, sono arrivati in Italia attraversando le acque del Mediterraneo a bordo di un barcone e si sono conosciuti nell’autunno del 2016 all’Hub Centro Mattei di Bologna (che allora aveva la funzione di centro di smistamento regionale dei richiedenti protezione internazionale provenienti dagli sbarchi sulle coste italiane). Poco dopo però i loro destini si sono divisi: Sapia è stata trasferita in un centro di accoglienza Cas per donne gestito dall’Asp a Cesena, mentre Soualio è stato destinato a un Centro di accoglienza a Forlì. Malgrado la distanza i due giovani hanno continuato a frequentarsi fino a diventare genitori del piccolo Moussa Michele nato all’ospedale Bufalini di Cesena il 22 gennaio 2018.

“Prima di dare alla luce il piccolo Moussa – commenta l’assessora Labruzzo – Asp ha fatto di tutto per consentire ai due ragazzi di ricongiungersi. Non è stato facile, ma l’impegno dei ragazzi e la caparbietà dei nostri operatori ha portato la Prefettura di Forlì ad acconsentire al loro inserimento presso una struttura Cas destinata all’accoglienza di nuclei familiari richiedenti protezione internazionale gestita sempre da Asp a Cesena nonostante mancasse il vincolo matrimoniale. Nel frattempo, entrambi avevano avviato l’iter di richiesta protezione internazionale alla Questura di Forlì. Il processo di valutazione da parte della commissione territoriale competente è stato particolarmente lungo e approfondito per quanto riguarda Sapia, data la drammaticità degli eventi che hanno caratterizzato il suo vissuto personale nel paese di origine e, successivamente, durante il viaggio verso l’Italia attraverso l’inferno libico. Proprio la drammaticità di quanto da lei vissuto ha portato la Commissione a riconoscerle, nel febbraio scorso, lo status di rifugiata. Per Soualio invece l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale non è stato così lineare, infatti la Commissione ha in prima battuta rigettato la sua richiesta, poi parzialmente accolta da parte del Tribunale di Bologna che gli ha riconosciuto un  permesso di soggiorno di due anni per casi speciali (ex protezione umanitaria)”.

Mentre la burocrazia faceva il suo corso, Sapia e Soualio hanno fatto il possibile per integrarsi sul territorio partecipando a corsi di italiano, di formazione e a tirocini professionalizzanti con l’auspicio di trovare un’occupazione. In questo modo Soualio ha ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato in un divanificio del forlivese e Sapia dal prossimo gennaio sarà impiegata in un’azienda agricola del territorio. La famiglia dopo aver concluso l’iter relativo alla richiesta di protezione internazionale è in uscita dal percorso di accoglienza dedicato e al momento è impegnata nella ricerca di un alloggio.

“La storia di questi due ragazzi – prosegue l’assessora – dimostra che nonostante le innumerevoli difficoltà che i richiedenti protezione internazionale devono affrontare, è possibile costruire un percorso di integrazione e partecipazione positiva al contesto socio-economico della comunità. È importante precisare a questo proposito che il modello di accoglienza diffusa che nel corso delle crisi migratorie degli ultimi dieci anni Asp ha gestito sul territorio per conto dell’Unione dei Comuni Valle del Savio, unitamente ad un buon lavoro di rete e collaborazione fra servizi del territorio, ha favorito e favorisce tuttora la realizzazione di percorsi di accoglienza e sostegno all’autonomia di successo. Persiste però la questione abitativa: pur essendo bene integrati, e pur possedendo adeguati requisiti economici e buone referenze, i cittadini stranieri vivono con estrema difficoltà la ricerca di una propria casa. Per questa ragione mi appello alla nostra comunità, che in tante occasioni si è mostrata solidale e vicina alle persone in difficoltà, affinché Sapia, Soualio e il piccolo Moussa possano avere presto una propria casa”.

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