Le armi pericolose sequestrate a Ravenna erano riproduzioni per giochi di guerra

SAN MARINO. È stato definitivamente scagionato dall’accusa di avere introdotto armi nel territorio dello Stato l’imprenditore sammarinese che si occupa di importare e commercializzare in Italia sul Titano perfette repliche di fucili e pistole e articoli di stampo militare per le battaglie simulate. Presero però fin troppo sul serio il carico proveniente da Taiwan i militari della guardia di finanza di Ravenna che, su segnalazione dei funzionari dell’ufficio dell’Agenzia delle dogane e monopoli della città romagnola, bloccarono al posto poi sequestrarono.

La vicenda risale ai primi di luglio 2019 ed ebbe una certa risonanza mediatica anche per la materia trattata. Si trattava, appunto, di armi, e nonostante le rimostranze dell’imprenditore sembrava che ci fosse poco da scherzare. Le fiamme gialle, infatti, all’esito dell’ispezione del carico in transito dal porto di Ravenna, credettero di appurare che gli oltre cento fucili da softair all’interno di un container dovessero essere considerati vere e proprie armi dall’elevato grado di pericolosità. Erano infatti tutti muniti di una baionetta apparentemente in alluminio, dotata di un’acuminata punta a prisma: capace di “offendere”, stando al linguaggio dei verbali militari, al pari dei fucili a baionetta originali.

L’importatore sammarinese, rappresentante legale della società che si occupa della commercializzazione dei prodotti di questo tipo, fu denunciato alla Procura della Repubblica di Ravenna con l’accusa di introduzione di armi nel territorio dello Stato senza licenza. Il difensore del sammarinese, avvocato Flavio Moscatt, per confutare la tesi della finanza si è ricolto a uno specialista nel campo della balistica come il professor Martino Farneti, perito giudiziario in casi storici della cronaca nera italiana. Gli è stato sufficiente una prima analisi per escludere che quel tipo di armi fossero assimilabili, soprattutto per i materiali con le quali erano state assemblate, a quelle vere. “Sono dei semplici simulacri di baionette”, la sua lapidaria “sentenza”. Abbastanza per convincere il pm ravennate, una volta esaminata la relazione dell’esperto, a chiedere l’archiviazione, disposta successivamente dal giudice per le indagini preliminari. Gli oltre cento fucili sono stati restituiti all’importatore sammarinese e, quindi a disposizione degli appassionati dei giochi di guerra.

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