Arianna Lanci pubblica “Sul filo degli affetti”

Recentemente registrato al Bartok Studio di Bernareggio e comprendente la prima registrazione assoluta della cantata di Alessandro Scarlatti Dove alfin mi traeste, il cd Sul filo degli affetti. Il sogno di Arianna vede la voce della soprano riminese Arianna Lanci, insieme a Chiara Cattani (clavicembalo e fortepiano) e a Verena Laxlang (violoncello barocco), farsi interprete di intense e raffinate pagine del barocco europeo.

Lanci, la passione d’amore nella sua forma più estrema è al centro di questo nuovo progetto. Perché?

«Toccare affetti estremi, porsi al centro di una precisa dimensione esistenziale, l’abbandono: questo ha significato per me seguire le orme del mito di Arianna nel repertorio vocale di epoca barocca, nel segno della nuova poetica nata tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. La teoria degli affetti e il nuovo stile di canto che ad essa si lega, il recitar cantando, da cui non a caso è nato il melodramma, porta in primo piano il mondo emozionale e la capacità della musica di amplificare la portata espressiva del testo poetico facendosi “serva” della parola. L’Arianna di Claudio Monteverdi, di cui sopravvive soltanto il celebre Lamento, è stato il mio punto di partenza, e per questo è il brano di apertura. Il punto di arrivo si colloca già nel classicismo: l’Arianna a Naxos per voce e fortepiano di Franz Joseph Haydn, mentre la cantata inedita di Alessandro Scarlatti Dove alfin mi traeste, di cui la nostra versione costituisce la prima registrazione mondiale, è un’autentica perla rara e sconosciuta».

In che modo la condizione esistenziale, condensata nelle lacrime di eroine del mito, rispecchia una situazione di abbandono e solitudine ancora oggi drammaticamente vissuta?

«Il mito ci racconta sempre qualcosa di radicalmente attuale. La vicenda mitologica di Arianna è stata l’occasione per esplorare un femminile messo a dura prova, un femminile che rivela la sua forza estrema proprio dentro l’abbandono e la solitudine che ne deriva. C’è una fragilità e c’è una potenza di Arianna. Ed è inevitabile che in questi brani riviva una condizione vissuta dalle donne in ogni epoca storica, ma forse in modo ancora più acuto in questo preciso momento. Durante lo scorso lockdown si sia verificato un boom di femminicidi, come se il problema della violenza sulle donne sia diventato ancora più attuale in epoca di pandemia. E lo stesso può dirsi del tema che ho scelto – in tempi non sospetti – per il mio cd: non è forse la parte femminile di ognuno di noi a versare adesso in uno stato di profondo abbandono?».

Perché, come si legge nelle note di presentazione, la sua lettura d’interprete e musicista si manifesta come «espressione viva di un’immensa forza d’animo?».

«Arianna presenta caratteri peculiari nei quali mi sono addentrata, incontrando spesso anche me stessa. Centrale nella mia lettura il tema della forza che scaturisce dalla fragilità e quello di un sentire coraggioso che si apre al rischio della perdita: pur nella diversità, Monteverdi, Scarlatti e Haydn traducono musicalmente questi sentieri emotivi. Nel cd è presente inoltre un omaggio a due compositrici e cantanti veneziane che amo molto e grazie alle quali il tema del femminile si spinge ben oltre il riferimento al mito di Arianna: Barbara Strozzi e Antonia Bembo».

Lanci: progettida realizzare?Sono tanti

Quali i prossimi progetti?

«Una commissione da parte della Sagra malatestiana, una mia proposta didattica per la città di Rimini, e il secondo cd della mia collana “Sul filo degli affetti”. Spero di recuperare almeno alcuni dei tanti concerti persi nel 2020, in primis quello di presentazione del mio cd a New York. Nel frattempo l’8 maggio, alla Classense di Ravenna, nel contesto delle celebrazioni dantesche, andrà in scena “Amor mi tiene in un pericolo: il canzoniere di Guillaume d’Amiens”, un progetto nato dall’idea del compositore Luigi Pizzaleo, un dialogo tra il canto, la poesia, la musica elettronica e il mio amato clavisimbalum».

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