L’ex comandante del Vespucci: “Così mi sono rimesso in gioco”

FORLI’. Dal Vespucci alla Sardegna. Dal comando della nave scuola della Marina Militare italiana ai corsi di formazione sulla leadership. Il forlivese Gianfranco Bacchi ha lasciato il servizio attivo in Marina e sta vivendo una seconda vita. A dargli notorietà è stato il comando del prestigioso veliero, proprio durante il periodo del Covid (da ottobre 2019 a settembre 2021). Bacchi ha navigato con il suo equipaggio per oltre due mesi senza poter toccare terra. Il comandante pianista ha diffuso un video nel quale suona al cospetto dell’Etna da bordo del Vespucci in navigazione nello stretto di Messina sulle note di Morricone. Ma è rimasto famoso anche il suo ingresso a vele spiegate nel mar piccolo di Taranto, un’impresa prima messa in atto (in uscita) solo dal grande ammiraglio e campione olimpico Agostino Straulino.

Bacchi, perché ha lasciato la Marina?

«In realtà non ho lasciato la Marina: sono in una forma di servizio non attivo, potrei essere richiamato su mia disponibilità. Di fatto io non vesto la divisa da tre anni. Ero arrivato a 35 anni di servizio, avevo superato i 15 anni d’imbarco ed ero in avanzamento da ammiraglio. Diciamo che una delle cause della mia decisione è stato proprio il Vespucci che, da un lato ha dato molta visibilità alla nave e a me, dall’altro mi ha permesso di raccogliere tantissimi apprezzamenti dal mondo esterno alla Forza Armata. Mi ha messo di fronte ad alternative che pensavo mi avrebbero gratificato più dell’inseguimento di una carriera da militare».

E infatti adesso si occupa di tantissime cose. Proviamo a elencarle.

«Faccio il formatore nell’ambito delle risorse umane sia sul tema della leadership sia su quello del lavoro di squadra. Ho scritto due libri e sono spesso chiamato dalle aziende. La vita di bordo è associata alla vita aziendale. Specifico che non è un messaggio che ho creato io. Il primo a suggerirmi questa analogia è stato il dottor Paolo Masperi all’epoca del Covid direttore sanitario dell’ospedale di Forlì. Mi chiamò e mi disse che anche lui era stato marinaio e che eravamo tutti e due dei direttori d’orchestra che operavano nelle avversità: io con il mare, lui con la pandemia».

E gli altri incarichi?

«Sono Presidente dello Yacht Club Cala dei Sardi, un’associazione sportiva. Al Marina Cala dei Sardi facciamo formazione: quindi corsi di vela di tutti i tipi (monoscafo, catamarani), hostess, istruttori di vela... e in più facciamo agonismo, quindi partecipiamo a campionati con le nostre barche da regata. Io svolgo anche l’incarico di Direttore del gruppo NSS, una collaborazione totalmente amicale in quanto il titolare del gruppo NSS è un mio “vecchio” amico e collega, andato via dalla Marina molto prima di me, per cui ho deciso di dargli una mano in questa impresa. Nss è una holding che ha la gestione del Marina Cala dei sardi e una serie di società che si occupano di tutti gli aspetti che hanno a che fare con la nautica: vendita di catamarani e monoscafi (Lagoon e Beneteau), abbiamo una flotta charter che solo in Sardegna è di 100 barche, facciamo rimessaggio, manutenzioni, siamo una scuola nautica che fa patenti nautiche, insomma cerchiamo di coprire ogni aspetto della nautica»...

E’ vero che ha anche un tatuaggio sul Vespucci?

«Il Vespucci è qualcosa che non ti esce mai dal sangue. Il tatuaggio me lo ha fatto il nostromo sul polpaccio destro durante una navigazione tra Montecarlo e Gaeta: c’è il veliero e sopra lo spartito di Morricone. Ho persino creato una chat con gli ex comandanti. Fra di noi ci chiamiamo “gli immortali” perché quella è una nave destinata a non morire mai e il nostro nome è inciso per sempre a bordo sulla piastra in ottone dei comandanti”.

Nel maggio del 1965 Straulino stupì tutti uscendo a vele spiegate con il Vespucci dal Mar Piccolo di Taranto attraverso il canale navigabile che è largo fra i 50 e i 70 e metri e lungo circa 400... Nel luglio del 2020 lei ha fatto la stessa cosa in entrata. Perché?

«L’ho fatto perché ho sentito il bisogno di farlo per me, non voglio negarlo. L’ho fatto per l’equipaggio e l’ho fatto per il mio paese. Per me perché è una manovra che aveva fatto Straulino, l’avevo osservata e mi sarebbe piaciuto rifare. Quindi quando le cose si rifanno non è un’impresa, è una navigazione complessa, ma l’impresa l’ha fatta lui. Non potrò mai essere paragonato a Straulino, che è un altro pianeta rispetto a me. L’ho fatto per l’equipaggio perché aveva vissuto la privazione di un giro del mondo col Vespucci a causa del Covid... Andava fatto secondo me per loro qualcosa di importante che rimanesse nella loro memoria. L’ho fatto per l’Italia perché noi per due mesi e mezzo avevamo solcato i mari del Mediterraneo, cercando di mandare messaggi con i nostri video di solidarietà, che facessero vedere la vita di bordo... eravamo sotto una lente di ingrandimento e siccome la nave non poteva essere visitata abbiamo pensato di entrare noi nella casa della gente con questi video. Al termine di questa campagna, di comune accordo con il Capo di Stato Maggiore della Marina, si è pensato di entrare a vela a Taranto: solcando il canale siamo entrati dentro una città... è andata bene!...”

Sospirone di sollievo?

«Ah certo... avrei rovinato tutta la mia famiglia... anche mia moglie me lo aveva detto: se fosse andata male avrei dovuto prendere un aereo e sparire per sempre...».

Ma la Marina ora le manca?

«No, non direi. Nel senso che in questi tre anni è già molto diversa: sono cambiati i mezzi, le navi, le tecnologie. Ma conservo i contatti con le persone che hanno lavorato con me e che hanno condiviso con me una parte della loro vita. Non mi mancano i miei equipaggi perché ci vediamo e sentiamo ancora».

Di questa nuova vita cosa le piace di più?

«Tutto. è una cosa nuova e stimolante. L’attività di collaborazione con Simone Morelli, il titolare di Nss, un amico da 40 anni, mi sta esplodendo tra le mani... ma in senso buono. Lui è un grandissimo imprenditore, un visionario. Io sono una persona che se mi dai un po’ di casino te lo organizzo: sono naturalmente predisposto a mettere ordine, non perché sia una persona ordinata (io non sono per niente ordinato), però mi piace vedere le cose fatte in un certo modo e facendolo mi piace coinvolgere le persone e vivere con loro non solo nell’attività lavorativa, ma anche fuori, magari per fare una bevuta o una partita a carte».

E’ una cosa diversa gestire dei militari rispetto a dei civili?

«La nautica privata non ha nulla a che fare con la quella militare e quindi mi sono dovuto rimettere totalmente in gioco. Ma, al di là di tutto, alla base c’è sempre la cultura delle relazioni umane, il fatto di voler sempre andare al di là del rapporto professionale, cercare di capire le esigenze di ognuno. Io avevo 400 persone sul Vespucci e mi piaceva avere 400 linguaggi diversi perché ognuno meritava di avere un’attenzione diversa per motivi culturali, tradizionali, di abitudini. Qui ne ho 70-80, d’estate sono il doppio, però sono molto meno, quindi mi viene più facile”!

Di tutte queste cose che fa adesso, ce n’è una che le piace un po’ di più?

«Parlare, ovviamente! Se non mi fermano, io non lo faccio. Quando mi chiedono il mio tempo massimo per uno speech rispondo che a me serve un tempo minimo: in meno di mezz’ora non riesco nemmeno a dire il nome e il cognome... Poi se devo parlare per otto ore parlo per otto ore... mi basta solo bere un bicchiere d’acqua ogni tanto»...

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