Vulpinari: combattere la crisi con il service design

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Mai come in questo periodo c’è bisogno di guardare avanti: la crisi insegna che sopravvive chi investe, anche su se stesso. Ecco perché il bootcamp (letteralmente: campo di addestramento) promosso oggi a Rimini da Laboratorio Aperto è particolarmente interessante. Il tema è “Innovazione e design” e a guidarlo è Omar Vulpinari, service designer riminese con esperienze di rilievo (Benetton tra i tanti), guiderà i partecipanti attraverso nuove piattaforme, strumenti digitali, programmi e metodi innovativi grazie al design dei servizi. «La parola bootcamp viene dal gergo militare – spiega Vulpinari –; è il campo di addestramento iniziale dei marines, è un momento molto intenso per acquisire le basi di qualcosa. Così questo Service design bootcamp sarà un laboratorio breve per introdurre una disciplina immensa, quella del design dei servizi, e offrire anche qualcosa di immediatamente utilizzabile. È anche un’ottima opportunità per i designer che vogliono acquisire nuove competenze rispetto al design tradizionale».

Quali sono le differenze tra design dei servizi e design tradizionale?

«La grande differenza è che quello tradizionale parte dall’ego e dalla cultura del designer, raramente dall’empatizzazione o dalla ricerca sugli utenti. Invece il design dei servizi è utente centrico, sono fondamentali i bisogni dell’utente, che possono essere latenti, inconsci, nuovi. Il punto di arrivo del design dei servizi è l’innovazione. Ciò che si vuole è creare servizi, esperienze che siano funzionali, piacevoli, uniche e ovviamente sostenibili, tecnologicamente ed economicamente».

Che cosa si intende per servizio?

«Ci sono tanti esempi di servizio, per esempio Uber. In questo caso siamo portati a pensare che il servizio sia solo un’app. In realtà, un’app è quello che in inglese si dice touchpoint, cioè un punto di contatto. Ma il servizio comincia molto prima. Un altro esempio è Amazon: con il suo marketing predittivo non solo fa arrivare quello che ordiniamo, ma consiglia ciò che possiamo volere in futuro. Per quanto riguarda l’intrattenimento, un servizio di grande successo è Netflix, per la musica pensiamo a Spotify, e visto che siamo a Rimini, per l’ospitalità pensiamo a Booking, Airbnb, Expedia. Poi ci sono servizi non digitali. Con l’emergenza Covid sono nati nuovi servizi, dei quali parlerò nel bootcamp».

Un servizio che necessita di un’urgente innovazione in Italia?

«Sicuramente il sistema sanitario. Noi abbiamo la cartella clinica elettronica, uno strumento fondamentale per portare beneficio a tutti, pazienti e medici, che permette di risparmiare tempo, denaro, risorse, emissioni. Purtroppo è ancora utilizzata da pochissimi perché è di una complessità enorme, servirebbe una innovazione importante».

Come scoprire i bisogni di un utente?

«Con tanta ricerca, spesso etnografica, con interviste e osservazioni. Entrano in gioco discipline alla base del design dei servizi: il marketing, l’economia comportamentale oppure la sociologia».

Il bootcamp è pensato non solo per gli imprenditori ma anche per chi vuole avvicinarsi a questa disciplina. C’è un punto di partenza che consiglia?

«Prima di tutto vorrei che chi desidera affacciarsi su questo mondo si domandasse se è veramente interessato a mettere da parte il design tradizionale. L’ambito del service design infatti è molto più strategico, è meno riferito ad artigianalità e creatività del design tradizionale. Il designer tradizionale ha sempre lavorato soltanto sulla risoluzione di problemi che qualcun altro, per esempio il marketing, gli portava. Invece il service design, sebbene richieda anch’esso molta creatività, parte dall’individuazione dei problemi, dalla strategia. È un lavoro molto diverso. In questo senso consiglierei un libro che si intitola Service designer edito da Franco Angeli, di Roberta Tassi».

CHI È VULPINARI

DA BENETTON ALL’ONU Omar Vulpinari è una figura di spicco del design italiano. Vanta un’esperienza internazionale trentennale come service designer, docente, formatore e consulente. Le sue collaborazioni sono legate a importanti organizzazioni, enti, università e aziende (tra cui Samsung, Sky, Onu, Max Mara e Fabrica: dal 1998 al 2013 ha lavorato per Centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton) sviluppando numerosi progetti culturali, commerciali e di comunicazione sociale. È il primo e unico “Accredited Sdn service design master trainer” in Italia. Nato a San Marino, è cresciuto negli Stati Uniti e vive a Rimini.

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