“Vieni oltre”. Due parole che in dialetto diventano “Vin olta”, scelte dal sindaco Sadegholvaad come lo slogan della candidatura a “Rimini capitale della cultura 2026”. Qual è il messaggio? Rimini è tutto, arte e turismo, Giuseppe Verdi e Paradiso (la discoteca), il mondo della notte e il Duomo di Leon Battista Alberti. Basta “andare oltre”.
“Il dado è tratto”
Dal palco del Teatro Galli ieri pomeriggio è stata lanciata pubblicamente l’operazione “Rimini capitale della cultura 2026”. Un evento che ha richiamato tanti protagonisti fra cui il sindaco Jamil Sadegholvaad e i vari organismi che compongono la “squadra biancorossa”: dal Comitato promotore al Forum Piano strategico, fino a Provincia, Diocesi, Università, Camera di commercio.“Siamo i giovani”
Allegra avrà 18 anni nel 2026 ed è la “madrina” della candidatura. È una volontaria di “Mare di libri”, il festival di letteratura per ragazzi già nell’olimpo del Sigismondo d’oro, dove ogni anno i ragazzi sono i protagonisti assoluti: organizzano eventi, scelgono autori, format e tematiche.
«Rimini viene considerata solo per le sue spiagge e come meta di turismo balneare – ricorda Allegra – anche se, così facendo, si commette un grande errore».
Rimini, infatti, è «ricca di monumenti», il centro storico «offre moltissime opportunità», si possono visitare «musei, vedere film, andare a teatro, in biblioteca e ascoltare i concerti».
“Forza Rimini”
«Ce la siamo meritata» È la frase dedicata dal sindaco Sadegholvaad alla candidatura.
Come mai? «Nell’ultimo secolo e mezzo, Rimini è stata fra le città italiane che più ha contribuito ad abbattere gli steccati delle relazioni tra persone. In ogni epoca ha rappresentato quell’epoca. Nell’archeologia, nell’arte, nella musica, nel costume, nelle espressioni umane anche più rozze ma vitali, Rimini ha sempre risposto presente».
Sadegholvaad si affida quindi al dialetto per sintetizzare il lancio della candidatura: “Vieni oltre”. «È la traduzione di “Vin olta”. È un richiamo a sé, un invito quasi perentorio di chi marca una sua centralità con le radici ben piantate in un passato bimillenario. Qui (a Rimini) puoi ritrovare la sontuosità di un teatro verdiano e alcuni avamposti di tendenza come lo Slego e il Paradiso, l’Arco d’Augusto accostato alle immagini irriverenti di Maurizio Cattelan, il Trecento Riminese e il mondo della notte, il bianco marmoreo del Tempio di Leon Battista Alberti e le immagini stranianti bianco e nero di Marco Pesaresi, Ariminum e Teutonen Grill. “Vieni oltre” sembra ora rinnovare il suo invito a non fermarsi alle apparenze e a proseguire con noi per scoprire la compresenza di tutte le ramificazioni che la nostra città ospita e custodisce amorevolmente, forse la chiave decisiva e non replicabile della nostra candidatura».