Savignano, 4 fotografi "inviati" in carcere per il Si Fest

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Dopo aver concentrato la propria ricerca sul mondo della scuola, il Si fest 2023 allarga ancora di più il suo progetto di educazione fotografica, raggiungendo anche chi si trova in carcere e rischia di scontare un’emarginazione culturale e sociale contraria ai principi stessi della giustizia. Un progetto speciale a cura di Alex Majoli in collaborazione con la Casa circondariale di Forlì vede quattro fotografi professionisti – Arianna Arcara, Cristina De Middel, Lorenzo Vitturi e Marco Zanella – al servizio di sei persone detenute, documentando ciò che ciascuna di loro desidera vedere, o rivedere, del mondo esterno. Gli esiti sono sei ricerche che varcano i confini del carcere, sei reportage progettati e sviluppati alla pari dai fotografi e dalle persone detenute.

Campania, Sardegna, Romania, Moldavia, Marocco sono le tappe principali di un viaggio fotografico che tocca anche altre regioni italiane e diversi Paesi europei. Le tappe conclusive sono Savignano, il 16-17 e 23-24 settembre al Consorzio di bonifica (via Garibaldi 45) con la mostra “Testimone oculare”, che dà il titolo all’intera edizione del festival, e infine Forlì, dove le testimonianze visive raccolte da quest’indagine collettiva saranno visibili agli ospiti della Casa circondariale, ricucendo così il loro legame con il mondo esterno.

«Il tutto – spiega il fotografo parmigiano Marco Zanella – ha avuto origine da colloqui in carcere con alcune persone detenute come, per quanto ha riguardato il mio lavoro, Rahma dal Marocco e Vytali, campano. L’elemento fattivo è stato parlare con loro e sentire raccontare di sé. Così che ho potuto entrare nei loro racconti, nel loro mondo con i miei occhi, la mia testa, le mie gambe. Ci si rende conto che sovente una persona subisce il carcere anche per un complesso di circostanze, in cui non centra tanto la colpevolezza o meno, ma essere nati e vissuti in un determinato ambiente, subendo certi condizionamenti».

Come si è sviluppato il vostro lavoro?

«Ho cercato di ricostruire il loro mondo venendo in contatto diretto con le loro famiglie, nel loro ambiente. Questo lavoro, tuttora in corso, mi ha affascinato in quanto fotografo proprio perché mi ha dato la possibilità di entrare dentro il loro mondo con i miei occhi, vedere ciò che essi al momento non possono ritrovare con i propri occhi. Un lavoro che avrà il punto finale con la mostra che sarà allestita nel carcere stesso, mettendo a confronto diretto la mia visione e la loro».

Per il Si fest off, sempre a cura di Alex MaJoli, alcune foto di Marco Zanella scattate nei giorni dell’alluvione in Romagna saranno esposte in un allestimento nella centrale piazza Borghesi con il titolo “Argini”.

«Immagini – spiega Zanella – che ho pubblicato, con lo scopo di raccogliere fondi per le zone alluvionate, sulla fanzine dallo stesso titolo per la serie “Dispacci” creata da Cesura Publish con l’intento di imprimere su carta da giornale le cronache italiane. Ho fotografato per circa 10 giorni le zone colpite: Lugo, Lavezzola, Conselice, Sant’Agata, Faenza, ritornando in luoghi che conoscevo anche per aver realizzato le foto del libro Scalandré, ora in mostra al Festival di Cortona, ritrovando quello scenario familiare ridotto in uno stato apocalittico. Fotografie realizzate non con la fretta di voler documentare, ma soffermandomi su quanto vedevo, volendo dare qualcosa di più di una semplice cronaca giornalistica».

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