Rimini. Il questore Lavezzaro: "Risse e baby gang, reprimere non basta"

Quando si parla di baby gang la repressione è solo il primo passo, ma non basta. Bisogna capire cosa c’è dietro, il malessere degli adolescenti. Lo ha detto ieri il questore Rosanna Lavezzaro alla presentazione del convegno “Giovani, disagio, microcriminalità” organizzato dal gruppo Giovani Musulmani e dal Comune.

Il convegno

Al centro del dibattito, hanno spiegato gli assessori Francesca Mattei e Francesco Bragagni, ci saranno la difficoltà dei ragazzi, il bullismo e il cyberbullismo, i contraccolpi della pandemia sulle relazioni e l’impatto virtuale sui rapporti reali. L’appuntamento di lunedì nasce con l’obiettivo di parlare con gli adulti di oggi degli adulti di domani. Francesca Mattei ha infine annunciato l’intenzione di potenziare la pratica di “Educativa di strada” che va a intercettare gruppi di adolescenti nei luoghi di ritrovo.

“Ragazzi di oggi”

Quello delle baby gang è un fenomeno che travalica i confini nazionali. Parte da qua il questore Lavezzaro per rimarcare come di fronte a un problema così «prorompente» una domanda deve essere posta. «Cosa non siamo stati capaci di vedere, interpretare, leggere fra le righe?». Cosa? «La polizia è chiamata a dare una risposta nell’immediato, perché noi dobbiamo garantire l’ordine pubblico, ma non basta, saremo sempre in ritardo se non cerchiamo di capire cosa li rende protagonisti di questi comportamenti». Nove anni alla Digos, dodici all’ufficio immigrazione di Torino, il questore può contare su una esperienza sul campo. «La strada giusta non è fermarsi a repressione, denunce, arresti. Non basta. Bisogna parlare con sociologi, insegnanti, giudici e avere una visione completa». Anche a Rimini, in particolare questa estate, sono scoppiate risse e disordini, tanto da suggerire la presenza delle forze dell’ordine nelle ore più calde e nelle vie e piazze più a rischio. «Abbiamo compiuto un grosso sforzo e mi pare che la risposta sia stata soddisfacente. I ragazzini autori delle risse sono stati tutti identificati ed è disarmante vederli arrivare da noi insieme a mamma e papà. Non hanno nulla a che vedere con i ragazzini violenti dei filmati. È importante identificare il gruppo in cui si muovono, devono capire che essere arroganti e violenti non paga mai».

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