Rimini. "L'Hotel Gobbi è solo la punta dell'iceberg"

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«Il caso dell’hotel Gobbi è la punta dell’iceberg, di un sistema a fine corsa che andrebbe interamente ridisegnato». Mauro Santinato, presidente di Teamwork, società di consulenza e formazione alberghiera, non usa mezzi termini. E, nel suo solito parlar chiaro, libero da sdolcinature diplomatiche, denuncia magagne e criticità di un comparto, che seppur trainante dell’intero tessuto economico riminese, mostra tutti i segni del tempo. «Dei novecento hotel che ci sono a Rimini – stigmatizza il manager riminese – la stragrande maggioranza, almeno un buon 70%, risale agli anni ’60. E un terzo, 300 quindi, sono fuori mercato, antiquati, in poche parole da chiudere: anche gli hotel hanno il loro ciclo di vita, superato il quale vanno riqualificati». Ed è questo il punto, la vera piaga che, secondo Santinato, anno dopo anno, si allarga sempre più. «Scoppia il bubbone - sottolinea Santinato - parlo naturalmente della mega truffa di Ferragosto, quella di questo due stelle di Marebello, e tutti a stracciarsi le vesti, a scandalizzarsi, a parlare di cause e soluzioni. Nessuno, e ripeto nessuno, che si sia meravigliato di come, un hotel del genere, fatto chiudere dal Comune soltanto venerdì, potesse essere ancora aperto nonostante non fosse in regola con le norme antincendio. C’è voluta una truffa perché scattassero i sigilli. Mi domando allora: se un hotel nuovo, appena costruito, per ottenere una licenza deve superare mille controlli, come mai un hotel che cambia gestione non viene sottoposto alle stesse attenzioni? Sarebbe bastato un piccolo sopralluogo, magari già il giorno dopo il passaggio delle chiave dal proprietario al gestore, per scoprire irregolarità e violazioni normative. E si sarebbe risparmiato questo enorme danno d’immagine per l’intera categoria, oltre che economico per i cinquecento raggirati, privi di una stanza dopo aver pagato caparra e qualcuno anche il saldo».

Il sondaggio

Santinato, quindi, lancia una proposta: «Invito l’amministrazione comunale a effettuare un sondaggio, tra tutti gli hotel di Rimini, per capire quanti sono quelli amministrati direttamente dal proprietario delle mura e quanti, invece, da un gestore esterno. Per poi dare il via ai sopralluoghi, almeno sui secondi. Chiamasi prevenzione».

Politica dei prezzi. Ecco un’altra problematica forte. Sulla quale il presidente di Teamwork punta decisamente il dito. «Intanto, è stata la politica promozionale riminese a introdurre questa strategia, lanciando il modello della Riviera dalle vacanze a basso costo: è successo tanti anni fa, ma è ancora in piedi. Non lamentiamoci, quindi, se poi sentiamo di pensioni complete a 35 euro in alta stagione. Anche perché se certe strutture, tante e quasi tutte obsolete, si ritrovano, ovviamente, con camere invendute, cosa devono fare se non svendere pur di fatturare per coprire il costo dell’intera gestione?».

Parcheggi al posto degli hotel

Cosa fare allora perché questo non accada più? Quali nuove politiche turistiche adottare per modificare questo sistema, come sostiene Santinato, vecchio e superato? «Una soluzione ci sarebbe – risponde il manager -, ma spetta al Comune adottarla. Ad esempio, si potrebbe permettere ai proprietari di queste strutture, ormai andate e anche difficilmente vendibili, di poterle destinare ad altre attività economiche, seguendo la logica del mercato. E quindi demolirle per farci, la butto lì, un parcheggio multipiano, oppure un ristorante con terrazza panoramica, insomma delle attività economico commerciali, non residenziali, dunque, che non siano, comunque, vincolate alla destinazione ricettiva. Ecco perché spetta al Comune intervenire, attraverso provvedimenti di natura urbanistica».

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