Non ha avuto nemmeno un istante di esitazione. Arrivato alla palata del porto canale si è slacciato la cintura porta armi e si è tuffato nelle acque gelide sferzate dal vento di Tramontana. Antonio Carella, 26 anni, è il poliziotto eroe che ieri mattina si è gettato in mare per salvare la vita di una donna che poco prima si era abbandonata alle onde con il desiderio di porre fine ai suoi giorni. Qualche attimo di titubanza, e quel tentativo di suicidio si sarebbe tramutato in un gesto compiuto. La donna che ha provato a togliersi la vita, una signora italiana di 56 anni, è ora ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Infermi. A influire negativamente sulla sua ripresa, lo choc termico causato dall’acqua gelida in cui è rimasta immersa per alcuni minuti.
Agente Carella, cosa ha pensato quando ha visto la donna in acqua?
«In realtà devo ancora realizzare compiutamente cos’è accaduto. Quando io e il mio collega a bordo della volante siamo arrivati al porto sapevamo del tentativo di suicidio in corso perché delle persone avevano assistito alla scena della signora che si lanciava in mare. Hanno chiamato il 112 e la centrale operativa ha passato la chiamata a noi che eravamo in zona. Con la sirena e i lampeggianti accesi ci siamo precipitati al porto e io sono sceso dalla macchina. Non ci ho neanche pensato, d’istinto mi sono slacciato la cintura con la pistola e mi sono buttato».
Come ha fatto a trarla in salvo?
«L’ho raggiunta e l’ho posta in posizione di sicurezza. Non è stato facile trainarla perché la donna ha una corporatura robusta, c’era una forte corrente e il freddo tagliente bloccava i movimenti. Pochissimo dopo essermi gettato è arrivata la motovedetta della Guardia di Finanza ad affiancarmi, e insieme siamo riusciti a issare la signora sulla barca».
La donna ha detto qualcosa durante il salvataggio?
«No perché aveva perso conoscenza. Appena è stata sistemata sulla motovedetta abbiamo praticato il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo dei sanitari del 118. Pensavano che fosse già morta, ma abbiamo fatto tutte le manovre di rianimazione: dovevamo continuare a mantenere attivo il cuore. Dopo aver cercato di stabilizzarla l’abbiamo fatta scendere dalla barca e portata sulla banchina, dove è stata soccorsa dai sanitari. Io a quel punto ero stremato».
Poi cos’è successo?
«Le è stato praticato di nuovo il massaggio cardiaco. Il cuore aveva ripreso a battere, ma non respirava in maniera spontanea e non ha mai aperto gli occhi. Ragion per cui è stata portata in ospedale in codice rosso. Anche io sono stato portato in ospedale perché l’impatto dell’acqua gelida mi aveva tagliato il fiato. In più mi sono anche strappato una spalla nello sforzo di trascinare il corpo a peso morto e di issare sulla motovedetta la signora».
E lei come si sente?
«Mi sento soddisfatto di quello che ho fatto. Ripeto, non mi sono ancora reso del tutto conto di quello che è successo per davvero. Ma salvare vite, d’altronde, è il nostro lavoro».