TikTok nuova frontiera nelle dipendenze giovanili. È questa una delle riflessioni condivise dal dottor Teo Vignoli, direttore dell’Unità Dipendenze patologiche.
Dottore, quanto sappiamo oggi della dipendenza cosiddette digitali?
«Tali dipendenze sono ancora in fase di definizione dal punto di vista sanitario, a differenza di quelle comportamentali codificate già da tempo da una diagnosi con la presa in cura in modo sistematico da parte dei servizi come avviene per il gioco d’azzardo. Una grossa differenza è che il digitale è un mondo che ormai coinvolge tutti noi, adolescenti ed adulti. Basti pensare ai social, piuttosto che al gioco d’azzardo online o alla pornografia online, passando per i videogiochi. È chiaro che in uno scenario così complesso e presente nelle vite di tutti si rilevino comportamenti molto differenti che coprono bisogni e fragilità altrettanto sfaccettati».
Quanti casi sono seguiti a Rimini?
«Qualche decina. La dipendenza dei videogiochi è quella che più raggiunge i nostri servizi, ma che spesso e volentieri rappresenta, specie negli adolescenti, solo la punta di un icerberg. Tali quadri, spesso già molto compromessi nonostante la giovane età, si associano ad un isolamento relazionale talvolta aggravato anche dall’abbandono scolastico e spesso unito ad un disagio psichico più generale. In questi casi l’uso del digitale rappresenta in realtà il canale ideale di aggancio con i ragazzi che spesso mantengono le sole relazioni significative sul piano digitale. Come in tutti i trattamenti per le dipendenze è corretto stilare un programma graduale di riduzione del sintomo. In questo caso l’uso del digitale va diminuito affiancando per gradi nuove attività relazionali in presenza. Centrale in tal senso l’opera di prevenzione nelle scuole e sul territorio anche attraverso spettacoli teatrali sul tema».