Ravenna, progetto Eni-Snam: via libera del Ministero

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Il progetto pilota per lo stoccaggio di CO2 ora ha il via libera del Ministero. E’ giunto il 26 gennaio il “sì” al decreto con cui il dicastero dell’ambiente e della sicurezza energetica autorizza il progetto sul Ccs a Ravenna. Si parla, per adesso, del primo passo che consentirà la captazione di 25mila tonnellate di anidride carbonica, secondo il progetto che ha come partner Eni e Snam. Si procederà quindi alla cattura di CO2 prodotta dalla centrale turbogas detenuta dal “Cane a Sei Zampe” a Casal Borsetti, che verrà poi stoccata negli alvei sottostanti alla piattaforma Porto Corsini Mare Ovest. Nelle strategie delle due compagnie la volontà, principalmente, di introdurre l’applicazione più moderna di questa tecnologia, già molto utilizzata nel mondo e considerata una delle opzioni per dare risposta all’abbattimento dell’impatto ambientale degli “hard to abate”, ossia delle produzioni difficili da decarbonizzare.

Era stato il sindaco Michele De Pascale – ad un convegno recentemente organizzato dal Propeller a Ravenna proprio sulla cattura dell’anidride carbonica – a spiegare come gli incartamenti prodotti dalle due aziende avevano avuto «una disamina, nell’analisi degli enti di tutela, semplicissima. Parliamo di una tecnologia che non presenta rischi di alcun tipo e che ci mette nelle condizioni di avere qui presupposti di competitività che pochissimi luoghi nel mondo potranno vantare».

E’ stato il sottosegretario Massimo Bitonci poi, in risposta ad una interrogazione posta dal senatore Marco Croatti, del Movimento 5 Stelle, a spiegare come l’iniziativa necessiterà di «ulteriori autorizzazioni all’iniezione. Dato però il volume di stoccaggio inferiore alle 100mila tonnellate, l’iter ha seguito una procedura semplificata». L’ok da parte del ministero è quindi giunto anche in ragione dell’emanazione «dell’intesa da parte della Regione Emilia-Romagna», ha spiegato ancora Bitonci. Croatti ha però risposto in maniera critica alla relazione del Governo, sottolineando la differenza di appesantimento burocratico nella fase autorizzativa di questo progetto e di quello sulle rinnovabili offshore, il progetto Agnes, che combina eolico, fotovoltaico flottante e produzione di idrogeno verde.

A Ravenna questo vuole essere solo il primo di tre step nell’introduzione della tecnologia Ccs. Questo primo potrebbe portare alla creazione di 500 posti di lavoro, come era stato dichiarato da Eni e Snam, mentre prosegue lo sforzo congiunto con Cabot Italiana, HerAmbiente, Marcegaglia Ravenna, Versalis e Yara per catturare complessivamente circa 800mila tonnellate di CO2 prodotta da questi cinque grandi emettitori. Un disegno che sta coinvolgendo Rosetti Marino, Nuovo Pignone e Giammarco Vetrocoke nello studio della soluzione tecnologica. Da tempo, comunque, l’Eni ha spiegato quale sia il potenziale di raccolta di CO2 dei giacimenti esausti di metano: 500 milioni di tonnellate. Sarà la dimensione sulla quale si inizierà a ragionare a partire dal 2030, quando il progetto sarà all’ultimo step e la cattura di anidride carbonica raggiungerà i 16 milioni annui.

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