Oltre un centinaio di cantieri chiusi e 500 lavoratori senza più un’occupazione. Uno scenario a tinte fosche quello che si prefigura nel settore edile riminese dopo l’annuncio del governo di non voler prorogare il Superbonus 110. Una visione del domani che toglie il sonno a tante famiglie della Riviera e che inquieta le categorie economiche.
Commenta preoccupato Ruggero Vitali, responsabile provinciale della Cna costruzioni: «Abbiamo stimato che se l’Esecutivo non rivedrà la sua decisione, oltre cento interventi di rigenerazione energetica subiranno, tra il 2023 e il 2024, un blocco forzato. Con tutto quello che ne conseguirà, tra imprese in rosso e dipendenti a rischio licenziamento». E sono numeri da brividi quelli che sciorinano i responsabili sindacali. Sottolinea, infatti, il segretario provinciale della Cgil edili, Renzo Crociati: «L’assurda scelta del governo Meloni, quasi punitiva per un intero settore che si era appena risollevato da una crisi enorme grazie all’introduzione del Superbonus, potrebbe provocare entro il 2024 un calo occupazionale di cinquecento impieghi, oltre a tanti fallimenti di imprese. E quando parlo di posti di lavoro in meno, intendo in automatico famiglie riminesi senza più un’entrata sicura». Rilancia quindi Vitali: «È indispensabile una proroga per quei condomini che hanno avviato i cantieri del Superbonus e che abbiano già raggiunto uno stato d’avanzamento lavori, a settembre, pari al 30%. Solo così si potrà scongiurare il peggio». Là dove per «peggio», si intende anche «rischio reale per le famiglie di dover sostenere, di tasca propria, la quota dei lavori non coperti dai bonus».