Bertinoro, dopo le martellate voleva dare fuoco all'amica

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Dopo averla colpita alla testa con un martello ha anche cercato di darle fuoco cospargendola di liquido infiammabile. Solo l’istinto di sopravvivenza ha fatto sì che lei gli desse una botta alla mano facendo cadere il fiammifero e riuscendo a scappare, trovando la salvezza dopo una corsa disperata di oltre un chilometro, bussando alla porta di un’abitazione. La ravennate Maria Clara Sbrendola, la 73enne aggredita da Nevio Canonici lunedì mattina intorno alle 6, è tuttora ricoverata in ospedale a Forlì, con una prognosi di 40 giorni per i traumi alla testa, al volto e alle mani, usate per difendersi dalla furia del conoscente. Ha pagato a caro prezzo la sua generosità e la voglia di aiutare quello che riteneva un amico. Era partita da Lido Adriano verso via Bagalona, a Bertinoro, dove vive Canonici: lui le aveva chiesto di portarlo in ospedale a Cesena perché non si sentiva bene. Una donna sempre disponibile quando c’è da dare una mano agli altri. Così la descrivono i tanti amici del Ravennate e non solo. La donna è una simpatizzante della Lega e partecipa attivamente ai tanti raduni del Carroccio. Tanto che Jacopo Morrone, parlamentare e segretario della Lega Romagna le ha rivolto un messaggio sulla sua pagina facebook: «La nostra carissima amica Clara si è trovata coinvolta suo malgrado in un problematico fatto di cronaca. Accorsa in aiuto a una persona amica in uno stato di profondo disagio psichico che l’avrebbe contattata telefonicamente chiedendone l’aiuto, è diventata purtroppo la vittima della situazione via via degenerata. Fortunatamente la sua prontezza di spirito e il suo noto coraggio le hanno consentito di mettersi al sicuro pur avendo subito i gesti sconsiderati di questa persona. Carissima Clara ti abbracciamo fortissimo: come sempre ammiriamo la tua generosità e il tuo altruismo che non sono mai mancati in ogni momento della tua vita».

La ricostruzione

Maria Clara Sbrendola ha potuto rispondere ad alcune domande dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Meldola, guidati dal tenente Gino Lifrieri, senza però sapere dare una spiegazione a quanto successo. Era arrivata prima delle 6 dopo la richiesta di aiuto di Canonici, era andata sul retro dell’abitazione dove ad attenderla c’era l’uomo: lo ha invitato a seguirla e a salire in macchina per andare in ospedale, ma appena ha voltato le spalle è stata colpita alla nuca da un martello, e poi altri colpi dai quali ha cercato di difendersi con le mani. Poi si è trovata cosparsa di liquido infiammabile, ma capendo cosa stesse avvenendo, ha dato un colpo alla mano di Canonici, impedendogli di accendere il fuoco. Poi è scappata in preda al terrore, lasciando impronte sull’auto e cercando aiuto da alcuni vicini, distanti oltre un chilometro. «Aiuto, c’è qualcuno che mi vuole ammazzare» avrebbe gridato. Insanguinata, ma viva.

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