Architettura fascista, nuovi significati atraverso corpo e genere

Arte, perfomance, musica, talk, workshop. Alla colonia Novarese prenderà vita il festival Two hours ago I fell in love. Tre giorni, da oggi a domenica (26, 27 e 28), in cui la colonia di Miramare di Rimini diventerà luogo di riflessione sulla possibilità di recupero e di ri-significazione dell’architettura di epoca fascista attraverso pratiche del corpo, dibattiti, mostre e momenti comunitari.

L’idea è nata a tre ragazze curatrici, artiste: la riminese Sveva Crisafulli, Alice Minervini e Ilaria Leonetti. L’obiettivo: «Aprire un dibattito, dar voce all’esperienza dei più giovani, decostruire gli ideali di “amore fascista” per riscoprire l’erotismo come fonte di conoscenza della propria persona e di connessione».

Le tematiche: la percezione della donna, dell’identità di genere, l’amore, il corpo. Da oggi pomeriggio giovani artiste emergenti italiane e internazionali mostreranno opere, realizzeranno performance, converseranno con il pubblico.

Quando e come è nata l’idea di questo festival?

«Questo progetto nasce da un’esigenza collettiva che è emersa dal confronto e dall’unione di più ricerche – spiega Sveva Crisafulli –. Il progetto è nato a Rimini. Sono cresciuta con visioni contrastanti sulle architetture fasciste presenti in riviera e questo ha fatto crescere in me molta curiosità e desiderio di approfondire la storia di questi edifici. Durante gli anni dell’università a Londra ho parlato di questi luoghi ad Alice e insieme abbiamo iniziato a sviluppare questo progetto. In seguito Ilaria si è unita a questa ricerca».

“Two hours ago I fell in love”, perché questo titolo?

«Per enfatizzare l’attualità della nostra indagine a confronto con tematiche considerate storiche e consolidate – aggiunge Alice Minervini –. Vogliamo ribaltare la percezione della colonia Novarese, un tempo luogo di propaganda del regime fascista e dei valori del “nuovo uomo e della donna sana, robusta, feconda”. Questo edificio è il simbolo materiale dell’incapacità Italiana di affrontare il proprio passato, per questo ci siamo concentrate sul concetto di amore e sulle pratiche del corpo legate alle conoscenze sensibili. I giovani vogliono liberarsi dai dogmi del passato e far emergere le stratificazioni delle narrazioni. Vogliamo riappropriarci degli spazi pubblici e interiori e immaginare futuri alternativi».

A chi vi rivolgete?

«Ai giovani soprattutto, molti dei quali conoscono pochissimo le vicende delle ex colonie riminesi, ma non solo – sottolinea Ilaria Leonetti –. Il nostro obiettivo è anche quello di creare uno spazio aperto e accessibile a tutti e dare voce a soggettività marginalizzate. Nello specifico speriamo di iniziare un dialogo intergenerazionale tra comunità locali e internazionali».

Internazionali anche le/i performer che realizzeranno azioni, laboratori, momenti di condivisione. Oggi pomeriggio l’opening è affidato a Jermay Michael Gabriel e a Ricardo Guimaraes, sabato sarà l’occasione per incontrare Giorgia Ohanesian Nardin e Frank, domenica Giulia Currà e Monika Blaszczak. Sempre visibile una mostra con opere di artiste provenienti da oltre sedici Paesi diversi.

Dedicate questo festival alla poetessa Patrizia Cavalli.

«Abbiamo pensato a lei perché poetessa e femminista. Il titolo del festival è tratto proprio dalla sua poesia dall’omonimo titolo ed è stato scelto poche settimane prima della sua morte».

Orari di apertura: venerdì ore 18-21, sabato e domenica 11-21.

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