In un periodo già difficile per la città, data la sua dipendenza dall’attività turistica e dal fatto che ancora non sappiamo quando e come si uscirà dalla pandemia, un ulteriore fattore di conflitto ed incertezza ce lo ha portato la riproposta di questo megaimpianto eolico off-shore. Siamo stati tutti sorpresi e sottoposti ad un trattamento mediatico che solitamente in questi casi le moderne tecniche psicologiche di massa sono capaci di mettere in atto. La città è come fosse stata chiamata a rispondere di un’ infinità di questioni, dal surriscaldamento dell’atmosfera, ai problemi della conseguente pandemia, allo scioglimento del ghiaccio artico. Si è parlato di Norvegia, Germania, Inghilterra come terre promesse, fino all’imperativo categorico dei dettami di Bruxelles sempre così severi con l’Italia e di conseguenza con Rimini. Si può però dire di non aver perso la bussola e di aver visto dietro tante argomentazioni e anche ammonimenti morali sottintesi, l’autentica essenza della questione: questo modello di eolico è un modello importato da realtà che non hanno nulla a che fare con il nostro mare Adriatico. La politica energetica di un Paese serio non si fa nelle stanze di una Provincia che non è più nemmeno un organo elettivo. In analogia quella di Napoli per esempio, dovrebbe attivarsi per popolare di centinaia di pale il suo meraviglioso golfo, per essere al passo.
E’ l’Italia nel suo complesso invece che, con una condotta accorta di anni, si è trovata ad essere in anticipo, unico fra i grandi paesi, nel rispettare gli obiettivi europei 2020, per quanto riguarda le rinnovabili. Ha ottenuto buoni risultati anche nell’efficientamento delle linee produttive: in molte giornate dell’anno l’energia elettrica da rinnovabile (un complesso mix di eolico, solare, idroelettrico, geotermico … ) supera quella da sorgenti fossili. Seguitiamo su questa strada e lasciamo da parte inutili prove muscolari che creano solo confusione. Bene ha fatto ad intervenire il Presidente della Regione Bonaccini: “Chi è a favore dell’impianto conosce molto poco il progetto e il territorio Riminese”.
Marco Affronte, che ci fornisce con cadenze quasi quotidiane una pioggia di dati e riferimenti, della qual cosa gli siamo grati, in un articolo pubblicato su questo giornale “IL TRENO DELL’EOLICO OFFSHORE CORRE “ (Corriere 01/07/’20) afferma che in un mio articolo avrei messo in dubbio la tecnologia eolica dicendo che anche nei paesi del Nord Europa sarebbe in stallo. Le ha definite “Impressioni palesemente false”. In verità ho solo ripreso un comunicato del prestigioso istituto tedesco “Fraunhofer” riportante il fatto che nell’intera Germania, paese leader in questa tecnologia, le pale allacciate alla rete in tutto il 2019 sono state solo 41 con una caduta del 90% su base annua. Certo non è facile risalire alle cause, ma qui dai fatti si passa alle opinioni . Si sa che le tecnologie nel lungo periodo hanno uno sviluppo veloce, una maturità e poi un declino, perché ne avanzano altre e quindi diventano obsolete. In questi casi per diminuire l’impatto sull’attività del comparto si ricorre agli incentivi ed è quello che sta probabilmente avvenendo in Europa. Un’altra ipotesi, potrebbe essere anche l’ opposizione crescente delle comunità locali, che guardano con sempre maggiore ostilità ad opere così impattanti.
Tornando al nostro caso, il gigantismo degli impianti delle dimensioni di quello prospettato, andrà bene per i mari del Nord non per l’Adriatico: là c’è molto vento, qua ce n’è poco ma molto sole. Qui ci sono paesaggi modellati dall’uomo e densamente popolati, là lande selvagge scarsamente popolate, là sismicità quasi nulla, qua zone ad alta sismicità…
A questo proposito occorrerebbe conoscere il criterio per cui 59 pale eoliche dell’altezza totale di più di duecento metri (più del doppio del grattacielo di Rimini), dovrebbero essere piantate, confrontando le carte, proprio intorno all’epicentro del terremoto distruttivo del 1916 che, risalendo nel tempo, sembra purtroppo avere una sequenza secolare.

*Fisico Ambientalista

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