Arbitro aggredito e mandibola fratturata: certe squalifiche all’acqua di rose sono uno scandalo

Ciclicamente succede. Non dovrebbe, ma succede. Il week end del basket appena passato è stato, purtroppo, contraddistinto da alcuni episodi molto gravi di aggressioni agli arbitri, tutti nei campionati dilettantistici. Uno di questi, avvenuto in Castelfiorentino-Spezia (C Gold Toscana), ha portato a squalifiche e multe al club di casa, “per l’invasione del campo di gioco commessa da più persone e per invasione del campo di gioco commessa da un individuo isolato con aggressione”. Il diesse di casa Alessio Belli ha ricevuto una inibizione di 5 anni, fino al 14 novembre 2026, “per atti di violenza nei confronti degli arbitri, qualora ne sia conseguito un danno grave ad uno degli arbitri o l’impedimento della prosecuzione dell’incontro”. In sostanza sembra che il dirigente toscano abbia colpito con una gomitata uno dei due arbitri, reo di avere fischiato un fallo tecnico a 1” dalla fine sul 90-90, provocandogli come da referto medico una mandibola fratturata e 21 giorni di prognosi. Il conto finale, a ben pensarci, non è poi neanche così salato, con circa 1.200 euro di multa, 5 turni di stop complessivi a due giocatori e 4 per il campo, ma solo uno da disputarsi in campo neutro, perché gli altri 3 saranno tramutati in un’ammenda (750 euro a match, secondo in tariffario del giudice sportivo Fip).

Ora, senza cadere nei soliti quintali di retorica che si distribuiscono, giustamente, quando viene superato (e di molto) il limite di una civile protesta, e dando alle prese di posizione di Fip e Aiap (Associazione Italiana Arbitri pallacanestro) il peso che hanno (relativo), bisogna cominciare a chiedersi perché certe brutture continuino ad avvenire. E sempre di più nei campionati dilettanti o giovanili. Pure qui soprassediamo su inciviltà, mancanza di cultura e anche scarsa conoscenza dei regolamenti (il fallo tecnico al Castelfiorentino è stato assegnato, impeccabilmente, perché un suo giocatore ha pestato la linea con il piede mentre l’avversario cercava di eseguire la rimessa), e ci concentriamo invece sulla pena. Prendiamo ad esempio proprio le decisioni del giudice sportivo toscano: 1.200 euro di multa non ci sembrano davvero granché per la gravità di quanto successo, i 5 turni di stop ai giocatori con un ricorso ben fatto saranno di sicuro diminuite e la sola giornata da disputarsi in campo neutro ci sembra, sinceramente, uno scandalo. Se è questo il prezzo da pagare per un’aggressione, con danno fisico fra l’altro, ad un arbitro, allora non si metterà freno al ripetersi di eventi del genere.

La certezza della pena, non solo sportiva ma anche civile, resta l’unico deterrente per questo come per tutti gli altri reati, perché aggredire e insultare un arbitro sono dei reati a tutti gli effetti. I campionati professionistici garantiscono, ormai, uno standard di sicurezza più che buono, garantito sia dalla “struttura” dei club sia dalla presenza di telecamere e forze dell’ordine, ma dalla B (compresa) in giù ci si muove in una pericolosa terra di nessuno. E gli arbitri, spesso giovani alle prime esperienze, sono abbandonati a sé stessi, alla mercé delle frustrazioni individuali (fra l’altro crescenti in questo periodo) di dirigenti, tifosi e genitori. Insomma, fino a quando i responsabili non saranno chiamati a pagare in prima persona e in modo tangibile per simili comportamenti, purtroppo ciclicamente succederà. Non dovrebbe succederà, ma succederà. Di dover raccontare di aggressioni e di atti di violenza nei confronti di chi, alla resa dei conti, permette ai giocatori di giocare, ai tifosi di tifare e alla pallacanestro di continuare.

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