Molte Regioni hanno già dato il via libera (dalle Marche alla Sicilia) ma in Emilia-Romagna resta ancora in piedi il divieto di uscire in barca. La Fase 2 ha portato prima alla riapertura dei cantieri e mercoledì anche alla possibilità per gli armatori di recarsi alla propria imbarcazione per effettuare lavori di manutenzione. Il divieto di uscire in mare però ha generato molto malcontento in una situazione di forte difficoltà per tutto il movimento diportistico.
«Molte Regioni hanno già dato il via libera”, conferma il ravennate Ivo Emiliani, delegato Adriatico Centro della Lega Navale, responsabile di una zona che va da Goro all’Abruzzo. “La cosa paradossale è che oggi puoi arrivare fino alla barca e hai quindi occasione di incontrare qualcuno lungo il percorso. Ma poi, arrivato alla barca non puoi uscire in mare. Ma al largo chi puoi incontrare? Come si può sviluppare il contagio? Chiediamo al presidente Bonaccini di dare il via libera ai diportisti, magari da soli oppure con il convivente, il “congiunto”, il nucleo familiare con il quale comunque si vive accanto tutti i giorni… Magari facendoli tornare a casa in giornata. Ma diamo il via libera. Oltretutto non c’è motivo di penalizzare un settore che ha un forte indotto. Ogni barca genera almeno 4-5 mila euro l’anno. C’è un sacco di gente che ci lavora”.
Il presidente del Club Nautico Rimini Gianfranco Santolini è anche il portavoce della Consulta del porto di Rimini, l’organismo che raggruppa gli operatori della cantieristica, il diporto nautico, i pescatori sportivi, le motonavi da crociera. «Ho avuto contatti diretti col sindaco Gnassi e col presidente della Regione Bonaccini. Abbiamo chiesto di riaprire i cantieri e ci è stato risposto di sì. Abbiamo chiesto e ottenuto che i diportisti potessero andare a bordo. Ma quando abbiamo chiesto di poter praticare sport nautici partendo dalla spiaggia (windsurf, sup, canoa, derive) o di consentire ai diportisti di uscire seppure con delle limitazioni, ci è stato risposto di no. A questo punto dico che Bologna forse di mare ne sa poco. L’aria di mare da sempre è risaputo che è salutare per qualsiasi attività respiratoria. Posso andare in mountain bike nel bosco e non posso andare in barca? Il mio auspicio è che il buonsenso faccia cambiare idea. Evidentemente è un problema di natura ideologica. Non me lo spiego altrimenti. Perché deve essere penalizzata sempre la nautica?”.
Lo stesso auspicio arriva anche dal direttore del Marina di Rimini Gianni Sorci che deve fare i conti con una stagione in salita. «Tutti chiediamo di far riprendere le uscite in mare. Quando esci in mare chi vai a infettare?».
Lo scenario futuro non è roseo. «In questo quadro di incertezze, con le persone di fatto confinate, visto che la stagione è già avanti, molti hanno deciso di non mettere in acqua la barca. E poi ci sono quelli che si sono stancati di tante difficoltà e ci hanno già detto che a settembre tirano su la barca e la mettono in vendita. Noi non abbiamo chiuso perché la darsena va sempre presidiata e abbiamo fatto opere di manutenzione già programmate ma ci aspettiamo un calo del fatturato del 20 per cento»
Più a sud, al Marina di Cattolica, si vive la strana situazione di confine. Il porto canale divide Cattolica da Gabicce. Una sponda è nelle Marche, dove i diportisti possono uscire. L’altra è in Emilia-Romagna dove c’è il divieto. «Il limite dello spostamento in provincia per la manutenzione della barca ci penalizza», spiega Gianfranco Malaisi, amministratore el Marina di Cattolica srl. «Da noi i residenti in provincia di Rimini saranno 4-5 su 180-200 barche. Chiediamo che si faccia come nelle altre regioni. Sono comunque sicuro che presto correggeranno. In questo periodo nessuno ha le idee chiare. E’ facile criticare ma bisogna armarsi di buona volontà».
La crisi si farà sentire? «Ci aspettiamo un calo del 30 per cento. Le barche sono in acqua ma qualcuno potrebbe essere in difficoltà e farà fatica a pagare. Ma ci preoccupa molto anche la mancanza di servizi attorno al marina: bar, ristoranti, eccetera.».

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