Aperture: ristorante “ribelle” da Cesena in Tv

All’indomani delle manifestazioni di piazza, si torna a parlare dei ristoratori “ribelli” che in barba ai divieti continuano ad aprire. In prima linea e ormai uno dei volti simbolo di questa battaglia c’è Natascia Balducci, titolare dell’agriturismo Capra e Cavoli a Montiano, che ieri mattina era ospite (a distanza) della trasmissione “L’Aria che Tira” condotta da Myrta Merlino su La 7.

Perché “Io apro”

In trasmissione la storia di Balducci e la sua scelta di aprire è stata messa a confronto con quella di Marco Ciampini, titolare di un locale a Trinità dei Monti a Roma, che pur comprendendo le difficoltà e la rabbia di chi ha scelto la disobbedienza ha scelto di non aprire: «Odio la violenza e il non rispettare le regole». «Se non avessi aperto il mio agriturismo, morirei di fame – ha replicato Balducci – L’agriturismo è anche il posto dove vivo con mia figlia Asia e la nostra unica fonte di reddito. Oltre ad aver accumulato debiti, dall’affitto alle bollette come credo sia capitato a tanti altri ristoratori, io se non apro non mangio, mi manca proprio il cibo».

Senza lavoro e ristori

Incalzata da Merlino, Balducci ha raccontato della sua attività inaugurata il 12 febbraio del 2020, «l’8 marzo ho chiuso. Ho lavorato tre mesi e mezzo in un anno e ho ricevuto 5 mila euro di ristori in un anno». Le conseguenze hanno avuto un impatto concreto sulla sua quotidianità: «A dicembre ho venduto l’oro che avevano regalato a mia figlia per i 18 anni per poter fare la spesa e riempire il bombolone del gas dopo essere stata 12 giorni al freddo. Capisco che sto facendo una cosa contro le regole ma non posso fare diversamente».

Per curare la figlia

La prima volta che ha deciso di aderire alle aperture lanciate dal movimento di protesta “Io apro” è stato a gennaio: «Mia figlia Asia ha avuto dei problemi di salute e doveva fare delle visite mediche costose, non avevo i soldi e non potevo nemmeno rimandare, così ho deciso di aprire. Mi sono detta: vediamo che succede». A quella apertura ne hanno fatto seguito altre che l’hanno portata ad accumulare, ha riferito Merlino dallo studio, oltre 8 mila euro di multe. «Da quella prima volta non mi sono più fermata perché nel frattempo mi è stato piombato il contatore dell’acqua. Non mi è stata concessa la rateizzazione perché la bolletta era già passata all’ufficio recupero crediti, quindi ho dovuto pagare l’intero importo. Ci sono riuscita grazie ad amici, clienti e sostenitori, che hanno fatto la colletta per aiutarmi. Io e Asia siamo state quattro giorni senza acqua a lavarci con le bottiglie. È una situazione che a 50 anni, dopo aver cominciato a lavorare a 13 anni, non voglio».

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