Antonio Greco e il coro 1685 del Verdi di Ravenna in concerto

Le note di Bach, Caldara e Zelenka risuoneranno nell’antica basilica di San Giovanni Evangelista venerdì 13 maggio alle 18.30, grazie al coro e ensemble 1685 dell’Issm “Giuseppe Verdi” di Ravenna. Un concerto dedicato alla musica sacra che prende avvio dalle composizioni di Antonio Caldara, protagonista della scena musicale veneziana tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, insieme a Vivaldi e Albinoni, per comprendere le riletture e le integrazioni che ne hanno fatto i suoi contemporanei, primi fra tutti il ceco Jan Dismas Zelenka e Johann Sebastian Bach.

Antonio Greco, docente di direzione di coro al Verdi e direttore del coro 1685 oltre che del coro Costanzo Porta di Cremona, dirigerà coro e ensemble in questa speciale esibizione, che fa da prologo ai numerosi impegni della formazione musicale per la prossima stagione.

Maestro Greco, come nasce il coro 1685?

«Insegno a Ravenna da quattordici anni e mi sono accorto che le esercitazioni da camera sono vissute in misura differente in termini di entusiasmo: c’è chi affronta questa materia perché è una cosa da fare e c’è chi la affronta perché ha proprio grande voglia di cantare, di fare polifonia. Mi sono reso conto che molti avrebbero voluto fare di più, e così con Anna Maria Storace (direttrice del Verdi) abbiamo pensato di declinare una parte del mio tempo ad attività polifonica più dedicata e più curata: un modo per creare delle riflessioni e delle digressioni profonde non solo sulla polifonia in sé ma proprio anche sulla voce, sullo strumento corpo, sulla respirazione. Tutto ciò che riguarda il corpo e la voce poi si riflette anche sulla gestualità in senso più ampio e dunque sul controllo del gesto, degli arti, sul rilassamento: insomma, sono cose che poi ritornano utili a qualsiasi strumentista. Il coro si chiama 1685, perché il 1685 è l’anno della nascita di Bach, di Haendel e di Domenico Scarlatti, un anno importante per la storia della musica e della cultura».

Quale sarà il programma del concerto?

«Abbiamo preso tutti autori più o meno coevi, cioè Caldara, Bach e Zelenka, accomunati dal fatto che eseguiamo una parte della “Missa Providentiae” di Caldara, a cui sia Bach che Zelenka hanno messo mano. A questo abbiamo aggregato pagine degli stessi autori: di Zelenka faremo un Miserere, per coro a quattro voci, soprano solista, archi e oboi e un Responsorio per la Settimana Santa, mentre di Bach proporremo due mottetti».

Quali sono le prossime collaborazioni che vedono impegnato il coro?

«Dopo il concerto del 13 maggio, una parte di questo repertorio lo canteremo nella prima liturgia di Ravenna Festival il 5 giugno. Poi questo stesso programma sarà oggetto di lavoro con gli allievi della scuola di direzione di coro della Fondazione Guido D’Arezzo, dove andremo il 14 e 15 maggio: la Fondazione Guido d’Arezzo è la sede del più antico concorso internazionale per cori in Italia ed è da più di trent’anni la sede di questa scuola per direttori di coro. Anche quella sarà un’esperienza molto utile perché lavoreremo con una decina di giovani direttori e poi la domenica faremo con loro il concerto di chiusura della masterclass. In autunno con il coro 1685 canteremo due delle tre opere della trilogia Mozart-Da Ponte che fanno parte della Trilogia di Ravenna Festival, e anche quella sarà un’esperienza molto importante, molto formativa. Non saremo in palcoscenico in verità, perché nel concetto di queste regie il coro non è in scena, ciononostante comunque vivremo il ritmo dell’opera, le sue problematiche. Io parte della mia vita l’ho spesa come maestro di coro d’opera e so che è un’esperienza complementare molto importante, perché tante cose cambiano, sono differenti».

Con Ravenna Festival avete già collaborato in passato.

«Con Ravenna Festival abbiamo già qualche progetto alle spalle che è stato molto bello: la “Teodora” dello scorso anno con la musica di Mauro Montalbetti, che è stata una grande avventura e che abbiamo portato anche a Pordenone e poi quest’altra esperienza bellissima della liturgia delle ore con i Tallis Scholars. Questa esperienze con Ravenna Festival sono veramente delle masterclass, credo siano dei momenti proprio di illuminazione per tutti noi, perché viviamo delle situazioni che vanno aldilà del concertismo e spiegano molto del senso del nostro mestiere».

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