RIMINI. I tempi cambiano in fretta e così anche le mode e i gusti dei bagnanti. Il periodo in cui il soggiorno sulla spiaggia si esauriva con il mattutino bagno terapeutico, cui facevano seguito ore e ore di assoluto riposo nel monotono isolamento della piccola città di provincia, è solo un ricordo dei più anziani. Ora, negli anni Novanta dell’Ottocento, i forastieri, in massima parte ricchi borghesi del centro-nord d’Italia, pretendono di più dalla stazione balneare che li ospita. Alla cura dell’aria e dell’acqua salata vogliono abbinare anche momenti di svago con attrazioni e feste. Ecco allora lotterie, tombole, concerti, luminarie, fuochi d’artificio e poi regate, gare di tiro al piccione, corse ciclistiche, manifestazioni ippiche. Tutto per rendere più dilettevoli le giornate della bella stagione.
Per il fior fiore della bagnatura, che non si accontenta dei soliti divertimenti popolari, in calendario ci sono anche le frivolezze del Kursaal. Nelle lussuose sale di questo sublime limbo di vanità, dove un rigido regolamento seleziona gli invitati e l’eleganza femminile si rifà all’ultimo grido della moda di Parigi, si può discutere, leggere, ascoltare musica, assistere agli spettacoli teatrali e soprattutto godere di favolose serate di gala. Lì, tra impeccabili camerieri e ossequiosi direttori di sala, nobiltà e borghesia gareggiano per il prestigio sociale. E nel vortice dei valzer di Strauss risalta il clima eccitante e romantico dell’estate riminese.
La bellezza ai nostri piedi
Ma per ballare e stare in forma tutta la serata, fino alle prime ore del mattino, ci vogliono piedi perfettamente a posto, sani ed efficienti. E per questo motivo l’esigenza di curare le “estremità inferiori” è fortemente sentita. Pedicure seri e qualificati sono molto richiesti dalla buona società in vacanza e il mestiere del callista, in quel brioso e godereccio fine secolo, è talmente redditizio che molti di essi vengono da fuori a fare la stagione a Rimini.
Il mago dell’estetica
Tra questi specialisti dell’igiene e della cosmesi dei piedi non poteva mancare un “napoletano verace”: Antonio Ferruzzi. Attratto dallo sfarzoso cerimoniale delle danze del Kursaal, Ferruzzi approda a Rimini nell’estate del 1893. È pieno di risorse, ha tatto, parlantina e sa sfruttare a dovere le “pubbliche relazioni”. L’8 luglio, sul giornale Italia, letto dalla ricca borghesia vacanziera e casereccia, in una inserzione a pagamento esibisce le sue credenziali. Si professa pedicuro – un po’ di francese italianizzato non guasta – e comunica di avere il recapito nell’albergo più prestigioso del centro storico: l’Hotel Aquila d’Oro. Mago dell’estetica del piede, concede prestazioni a domicilio; ma chi ne fa richiesta deve specificare «casato e abitazione», perché Ferruzzi non si sposta per tutti: chi non è di rango può richiedere la sua professionalità solo «dalle 8 alle 11 antimeridiane» nell’ambulatorio al primo piano di via Garibaldi n. 18. Inoltre, per distinguersi dai colleghi, dichiara di avere la «massima diligenza» nell’operare. Una perizia, questa, che gli ha valso due medaglie d’argento «all’Esposizione Partenopea di Napoli». E non è finita. Ferruzzi non si è scomodato da Napoli solo per rigenerare i piedi dei ballerini; nell’annuncio pubblicitario si legge che il pedicuro «tiene pure articoli di profumeria indispensabili per toletta da signora, frangette, retine, bigolette» e, dulcis in fundo, tanto per non smentire l’estrosa creatività partenopea, nel suo campionario c’è anche un prodigioso intruglio chiamato «Acqua cosmetica», che «arresta la caduta dei capelli». Insomma, ai notabili della spiaggia più blasonata del momento, Ferruzzi, “napoletano verace”, offre un servizio completo e di classe: revisiona i piedi, lubrifica la testa e alle donne dà persino una ritoccatina alla “carrozzeria”. Con manipolazioni e misture varie di sua produzione.

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