Antonellini chiarisce la morte di Baracca

In “Francesco Baracca. Morte di un eroe” (Tipografia Faentina editrice) Mauro Antonellini, conservatore del museo dedicato all’asso lughese dell’aria, si è posto il compito di far luce sulle cause della morte il 19 giugno 1918 alle pendici del trevigiano Montello.

Da oltre un secolo si dibatte su come il grande “cavaliere dell’aria” sia stato abbattuto. Colpito dal proiettile di fucile di un oscuro fante, abbattuto dall’equipaggio di un caccia austriaco, dalla raffica di una mitragliatrice contraerea e poi suicidatosi in volo, per non morire bruciato vivo… Antonellini invece, per la prima volta, smentendo le altre ipotesi, presenta in maniera molto circostanziata una propria ricostruzione dei fatti, basata su testimonianze storiche coeve con la raccolta e riproduzione integrale di numerosi documenti dell’epoca.

«Affascinato dal mistero che ancora lo circonda – spiega – ho cercato di introdurre il lettore nel clima di quei giorni attraverso gli articoli scritti da importanti cronisti dell’epoca, come Antonio Beltramelli e Gino Piva. Oltre a essere di pregio giornalistico, questi scritti riportano, con un trasporto emotivo straordinario, al sentimento di una Italia in guerra, incerta del proprio destino. Fatti ed emozioni, corredati nel volume da più di cento fotografie, molte delle quali inedite e altre rare, che hanno la stessa valenza e forza narrativa dei documenti, in quanto rappresentano visivamente quegli avvenimenti di quei 11 giorni fra la morte e la traslazione della salma. Una raccolta nata con l’intento di far capire come sorsero le tante domande che ancora gli storici si pongono a distanza di cento anni».

In che maniera dunque finì la vita di Francesco Baracca?

«Il pilota e il suo gregario Franco Osnago erano in volo a bassa quota sulle linee austriache. La commissione medica incaricata di indagare sulle condizioni della salma dell’eroe constatò la provenienza dei proiettili dal basso. Ad un più attento esame balistico, ho invece dedotto dalla posizione dei vari punti d’impatto che più che di raffica di mitragliatrice si fosse trattato dell’esplosione sotto la fusoliera dello Spad di una granata caricata a “shrapnel”, ovvero contenente diverse decine di sfere di metallo. Un sistema d’arma utilizzato in quegli anni anche in modalità contraerea. Esploso il colpo, le palline dello “shrapnel” avrebbero forato il collettore di scarico del velivolo di Baracca, la cassetta delle munizioni, il serbatoio principale del carburante e quello secondario. Infine una delle sfere avrebbe colpito l’aviatore al cavo orbitale destro, provocandone la morte».

Al di là dell’epica dell’eroe, quale fu il suo aspetto più profondamente umano?

«La fama di Baracca non nacque con il suo abbattimento. Anche prima era considerato un eroe nazionale. L’aviazione era appena nata e si creò, diffuso dai giornali, il mito dei piloti e delle loro gesta. Un’esaltazione che crebbe ancor di più negli anni del regime fascista, mettendo da parte la sua immagine dal punto di vista umano. Ed è quest’ultima che vogliamo valorizzare ancora di più di quanto fatto in precedenza al Museo Baracca. Era un personaggio riservato, colto, amante del disegno e della musica (al museo conserviamo il suo violoncello). Parlava francese e tedesco e fu vincitore di vari concorsi di cavalleria alle Capannelle di Roma. Nel carattere e negli atteggiamenti appariva all’opposto di D’Annunzio».

Le sue letteree una mostrasui suoi raid

Quali saranno le prossime iniziative su Baracca?

«Stiamo per pubblicare un importante contributo a una sua più approfondita conoscenza. Metteremo a disposizione dei lettori e degli degli storici, nella sua integrità, il suo carteggio. Abbiamo la fortuna di avere al museo di Lugo circa 800-900 lettere da lui scritte e ricevute, che furono pubblicate in parte nel 1919 e nel 1939 ma incomplete e tagliate. Vorremo inoltre dedicare una mostra dal 19 giugno, anniversario della scomparsa, al ricordo del centenario della Coppa Baracca, importante raid aereo internazionale, organizzato del Club Sportivo Romagnolo lungo un percorso di 1000 chilometri sui luoghi dove il pilota lughese combatté i suoi duelli aerei». M.T.

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